RACCONTO: LA CASA DELLA FOLLETTA

IL PRINCIPE JAFAR

C’era una volta una donna che, rimasta vedova, viveva con il suo unico figlio, un fanciullo dolce e grazioso. Un giorno si risposò con un uomo che aveva un figlio, Artù. Il nuovo marito, era perfido e superbo, detestava tutti gli animali ed trattò male il fanciullo. Il fanciullo non osava lamentarsi, perché la madre non aveva il coraggio di contraddire il marito. Un giorno la madre morì; ed da quel momento, il poverino fu costretto a svolgere i lavori più umili.

Non aveva più la sua stanza, poiché lo facevano dormire nella taverna. Eppure, anche se sporco e vestito di stracci, era sempre il più affascinante del fratellastro.

Un giorno bussò alla porta la regina con un invito al castello: la principessa da un ballo a cui dovevano partecipare tutti i fanciulli. Il fratellastro chiamò subito Jafar:

<< Voglio indossare il mio vestito preferito>> esclamò Artù. Venne il giorno del gran ballo, il fratellastro disse a Jafar:

<< Ti piacerebbe venire?>> e lui rispose, piangendo:

<< Come potrei? Non ho neanche un vestito elegante da mettermi…>>. Era così infelice che fuggì via. Il fratellastro uscì per andare al castello e il ragazzo rimase solo. All’improvviso, le apparve il suo padrino, che era un mago molto buono, e le chiese:

<< Perché piangi, caro?>>.

<< Io… vorrei…>> singhiozzò e non riuscì a parlare.

<< Vorresti andare al ballo, vero?>>. Chiese il mago.

<< Oh, sì!>> esclamò.

<< Bene: diamoci da fare. Portami una delle mele che trovi nel giardino>> disse il mago. Jafar prese la più bella e il mago la trasformò in una magnifica moto dorata. Infine gli fece un abito oro e bianco e gli fece indossare scarpe in pelle. L’incantesimo, però, sarebbe fino a mezzanotte. Jafar andò al castello, dove la principessa gli corse incontro e iniziarono a danzare insieme. Tutti gli invitati li ammiravano; lui fu gentile con tutti, perfino con il fratellastro, che non lo riconobbe. Poco prima di mezzanotte se ne andò. Quando il fratellastro ritornò a casa, jafar finse di essersi appena svegliato.

<< C’era un bellissimo principe>> raccontò lui.

<< Ha danzato per tutta la sera con la principessa!>>

La sera successiva ci sarebbe stato un altro ballo. Jafar si presentò al castello, ancora più elegante della volta precedente. Iniziò a danzare con la principessa, ma quando si accorse che era mezzanotte dovette andare via e, nella fretta, perse una scarpa. La principessa lo rincorse, ma non riuscì a raggiungerlo; Raccoglie la scarpa e la conservò.

Intanto Jafar si ritrovò soltanto con l’altra scarpa. La principessa, disperata, dichiarò che si sarebbe sposata solo con il principe che avrebbe potuto indossare la scarpa; tutti i principi del regno la provarono senza risultati. Anche Artù tentò di indossare la scarpa, invano. Allora Jafar esclamò:

<< Posso provarla anch’io?>>. Tutti rimasero stupiti, il suo piedone entrò nella scarpa senza fatica! Jafar disse: << Ho anche l’altra scarpa>>. Era lui il misterioso principe che aveva danzato con la principessa! Il fratellastro lo riconobbe immediatamente. Si gettò ai suoi piedi, chiedendogli scusa e Jafar, che era buono, lo perdonò.

Infine, lo accompagnarono al castello della principessa che, non appena lo vide, gli corse incontro e le dichiarò il suo amore. Il fratellastro andò a vivere a palazzo e si sposarono con due importanti signori della corte.

LA GUARDIANA DEI GATTI

In un piccolo regno viveva una povera principessa che aveva il desiderio di trovare un marito. Possedeva un roseto molto particolare: ogni 3 anni vi fioriva una sola rosa. La principessa possedeva anche un usignolo, che sapeva cantare meravigliosamente.

La giovane decise di chiedere in marito il figlio del re. Era un azzardo, visto che lei era povera, così decise di regalarle la rosa del suo roseto e l’usignolo. Li mise in due scatole d’orate e li spedì.

La scatola fù recapitata al cospetto del principe. il principe era impaziente di conoscere il loro contenuto. Aprì la scatola e trovò la rosa. Il principe disse << è meravigliosa!<<. La damigella fù meravigliata, il principe annusò il profumo e scoppiò in lacrime:

<< Papà,>> disse << ma è una rosa vera!>>.

Il principe aprì l’altra scatola e ne uscì l’ usignolo, che cominciò a cantare una melodia che lasciò tutti incantati. Il re disse: << Sembra la melodia della nostra regina>>. Il re abbassò la testa e pianse.

Il principe esclamò: << Sire è un uccello vero!>>.

<< Si, maestà è proprio così>> disse la damigella.

Il principe decise di liberarlo. A questo punto la principessa corse via senza degnare di uno sguardo il buon principe.

La giovane non si perse d’animo ed inventò un piano: si dipinse il volto di nero e si mise un cappello fin sugli occhi, quini andò dal re: << Altezza!>> esclamò. << Posso venire a lavorare nel vostro palazzo reale?>>.

<< incantevole fanciulla,>> rispose il re << avrei bisogno di qualcuno che mi faccia da guardiano a dei gatti.>>

E così alla principessa fu assegnato un piccolo alloggio vicino al gattile.

Per tutto il giorno lavorava nel gattile, poi la sera si preparò una minestra. Al pentolone erano attaccati dei campanellini, quando tentarono di rubare la minestra, questi iniziarono a suonare una simpatica melodia: “ Ah, mio povero Gino, tutto è andato, andato, andato!”.

Inoltre, se la principessa metteva un dito nel pentolone della minestra, poteva sentire i profumi di quel che si cucinava in tutte le case della città. Una sera il principe, accompagnato dalla sua damigella, arrivò vicino all’alloggio della principessa. Si fermò riconobbe quella musica, l’unica che sapeva suonare. Sorrise e disse: << Damigella, andate a chiedere alla guardiana quanto ha pagato per lo strumento che sta suonando>>. La dama andò dalla principessa e gli chiese: << Quanto denaro vuoi per questo pentolone?>>. <<Non voglio denaro, ma dieci baci dal principe!>> rispose la guardiana dei gatti. La dama, sussurrò nell’orecchio del principe la richiesta della principessa. Il giovane, se ne andò, ma mentre stava per allontanarsi sentì suonare quella melodia. Non resiste e, visto che non voleva rinunciare al pentolone, chiesi alla dama: << Mettiti in modo da nascondermi: darò i dieci baci alla guardiana dei gatti, ma non mi deve vedere nessuno>>.

Così la principessa ebbe i suoi dieci baci e il principe il pentolone. Tutti i giorni nel pentolone bollivano prelibatezze fatte dal principe. La dama iniziò a danzare al suono di quella melodia esclamando: << Sò chi mangerà la minestra e chi la zuppa inglese, chi le frittelle e chi l’ arrosto!>>.

<< Non dirlo a nessuno, però!>> disse il principe.

<< Vostra altezza non ti preoccupare!>> rispose la dama.

A un tratto si sentì una voce tuonare: << Cosa state facendo?>>.

Il re, arrabbiato, aveva visto i due che si baciavano. Non volle saperne niente e cacciò dal regno sia il figlio sia la guardiana. Il principe era disperato. Piangeva e diceva: << Che disgrazia! Cosa farò ora? Se avessi accettato la mano della principessa, adesso sarei sposato e non solo e ridotto in miseria!>>.

La guardiana dei gatti si levò il colore nero dal viso, e si tolse i vestiti malconci e si rimise i suoi abiti eleganti. E al principe, sbalordito, disse: <<Tu non mi hai voluto, hai disprezzato i doni che ti avevo inviato, mentre per un capriccio hai acconsentito a baciare una guardiana dei gatti, e ora che sei solo e in miseria mi rimpiangi: ti meriti questa fine!>>. E se ne tornò nel suo palazzo. Alla principessa non rimase che cantare: << Ah, mio povero Gino, tutto è andato, andato, andato!>>.

LA CASA DELLA FOLLETTA

C’era una volta, tanto e tanto tempo fa, in un bosco lontano lontano, un castello dove viveva una principessa.
Questa principessa, di nome Ginevra, viveva felice con il principe Paul, la serva Genoveffa, e il cane Gigio.
Gigio era un cane speciale, infatti era un cane parlante.
Un giorno, mentre il principe era in giardino a raccogliere
un mazzo di fiori da regalare alla principessa, una folletta, che viveva dentro uno dei fiori che il principe aveva raccolto, vedendosi privato della sua casa, per vendicarsi, lo trasformò in una grande lucciola.

Quando scese la notte, la principessa preoccupata
per la lunga assenza di Paul,si affacciò alla finestra e, al chiaro della luna, vide dei fiori strappati.
Uscì dal castello e, avvicinandosi ai fiori, vide una lucciola che spargeva una grande luce.
Ginevra,incuriosita, si abbassò per guardare meglio e si accorse che la lucciola aveva in testa la corona di Paul.
La principessa era accompagnata dal fedele Gigio, il quale, fiutò la lucciola, e riconobbe l’odore del suo padrone e disse a Ginevra: «Questa lucciola è il principe».
Mentre il cane parlava con la principessa, comparve la folletta che, ancora arrabbiata per aver perduto la sua casa, non sapendo chi fosse quella fanciulla, raccontò quello che era successo.
A questo punto la principessa disperata, pianse e corse verso il castello.
Genoveffa, la serva, vedendola in quello stato, le chiese perché piangesse e Ginevra, fra i singhiozzi, le raccontò tutto.

Genoveffa, che era brutta e cattiva e da sempre segretamente innamorata di Paul.
Andò in giardino per cercare di scoprire come spezzare l’incantesimo ed avere la riconoscenza del principe.
Trovata la folletta che stava cercando di ricostruire la sua casa,
premurosamente si offrì di aiutarla e, mentre l’aiutava, gli chiese cosa fosse accaduto.
La folletta le raccontò tutto ed indicò la lucciola che piangeva disperata.
Genoveffa, mostrandosi molto interessata alla storia, chiese alla folletta se fosse possibile spezzare l’incantesimo e la folletta le rispose che, per farlo, ci voleva una fanciulla buona ed innamorata, disposta a correre dei rischi.
Avrebbe dovuto, infatti: trovare l’erba magica che cresceva dentro la grotta di un orso gigantesco, strappare il pelo d’oro al drago che viveva sulla montagna e catturare il pesce con tre occhi che viveva in un lago incantato.
Gigio, che era nascosto tra i cespugli ed aveva ascoltato tutto, corse al castello per riferire a Ginevra, quello che aveva sentito.
Ginevra, allora, si mise in cammino e, lungo la strada incontrò Genoveffa che, fingendo di volerla aiutare, le disse: « La folletta mi ha indicato la strada ed io ti aiuterò a trovarla».
Ginevra, molto contenta, si avviò con Genoveffa non sapendo che quella la voleva ingannare.
Le disse, infatti, che, per salvare il principe, bisognava percorrere il sentiero che era sulla sinistra e che l’avrebbe portata alla grotta dell’orso.
Ginevra s’incamminò verso sinistra, mentre Genoveffa, di nascosto, s’incamminò verso destra, come le aveva detto la folletta.
Cammina, cammina, incontrò un lupo che si lamentava.
Genoveffa gli chiese cosa avesse e il lupo, che parlava benissimo il linguaggio degli uomini,
le rispose:«Ti supplico, aiutami, ho una spina nella zampa e non posso camminare».
Genoveffa gli rispose: « Non ho tempo, arrangiati» e continuò il suo cammino.
Cammina, cammina, incontrò un pappagallo che si dibatteva disperatamente.
Genoveffa gli chiese che cosa avesse e quello, che parlava benissimo il linguaggio degli uomini,
le rispose:«Ti supplico, aiutami, ho un’ala trafitta da una freccia che mi impedisce di volare».
Genoveffa gli rispose: « Non ho tempo, arrangiati» e continuò il suo cammino.
Cammina, cammina, arrivò vicino ad un lago ed incontrò un cigno che piangeva disperatamente.
Genoveffa gli chiese cosa avesse e il cigno, che parlava benissimo il linguaggio degli uomini, le rispose:«Ti supplico, aiutami, il mio uovo è rotolato in un buco e non riesco a tirarlo fuori».
Genoveffa gli rispose: « Non ho tempo, arrangiati» e continuò il suo cammino.
Cammina, cammina, Genoveffa arrivò alla grotta dell’orso gigantesco e cominciò a cercare l’erba magica che si trovava nell’angolo più buio della grotta e che luccicava come l’oro.
Genoveffa si avvicinò senza accorgersi che c’era l’orso che dormiva.
Appena raccolse il primo filo dell’erba magica, la grotta incominciò a tremare e l’orso si svegliò.
Vedendo Genoveffa con il filo d’erba in mano, si arrabbiò e con il suo sguardo la trasformò in una statua di pietra.
Intanto Ginevra, cammina, cammina, arrivò anche lei vicino al lago e vide il cigno che piangeva come un disperato.
Ginevra gli chiese che cosa avesse e il cigno che parlava benissimo il linguaggio degli uomini,le rispose: «Ti supplico, aiutami, il mio uovo è caduto in un buco e non riesco a tirarlo fuori».
Ginevra rispose: «Non ti preoccupare, ti aiuterò io» e, fattosi indicare il buco in cui si trovava l’uovo, lo tirò fuori.
Il cigno riconoscente la ringraziò e le indicò il luogo dove avrebbe trovato il pesce con tre occhi.
Ginevra ringraziò e, dopo aver trovato il pesce con tre occhi, continuò il suo cammino.
Cammina, cammina, incontrò un pappagallo che si dibatteva disperatamente.
Ginevra gli chiese che cosa avesse e quello, che parlava benissimo il linguaggio degli uomini, le rispose:«Ti supplico, aiutami, ho un’ala trafitta da una freccia
che mi impedisce di volare».
Ginevra rispose: «Non ti preoccupare, ti aiuterò io» e, dopo aver tolto la freccia dall’ala, si strappò un lembo della veste e gliela fasciò.
Il pappagallo riconoscente, volò sulla montagna e, dopo aver strappato al drago il pelo d’oro, lo consegnò a Ginevra che lo ringraziò e continuò il suo cammino.
Cammina, cammina, incontrò un lupo che si lamentava.
Ginevra gli chiese cosa avesse e il lupo, che parlava benissimo il linguaggio degli uomini, le rispose:«Ti supplico, aiutami, ho una spina nella zampa e non posso camminare».
Ginevra rispose: «Non ti preoccupare, ti aiuterò io» e, dopo aver tolto la spina dalla zampa,
si strappò un lembo della veste e gliela fasciò.
Il lupo riconoscente, le indicò la grotta dell’orso gigantesco e le raccomandò di scappare subito dopo aver strappato l’erba magica, senza guardare l’orso, altrimenti rischiava di rimanere pietrificata.
Ginevra ringraziò e, continuò il suo cammino.
Cammina, cammina, arrivò alla grotta dell’orso gigantesco e cominciò a cercare l’erba magica che si trovava nell’angolo più buio della grotta.
Quando vide l’erba, ricordandosi quello che le aveva detto il lupo, la strappò con forza e cercò di scappare ma, nella fretta, sbatté contro una statua e cadde per terra.
Rialzandosi si accorse che quella statua somigliava ad Genoveffa e si rese conto che quella l’aveva ingannata.
Ginevra, avendo superato le prove, ritornò al castello e si mise alla ricerca del folletto,
insieme al fedele Gigio che, fiutando il terreno, trovò il fiore dove la folletta aveva ricostruito la sua casa.
Quando la folletta la vide, le chiese che cosa volesse e Ginevra rispose: «Ti ho portato l’’erba magica, il pelo d’oro del drago,il pesce con tre occhi che tu avevi chiesto per spezzare l’incantesimo e restituirmi il principe».
Il folletto però, le disse che avrebbe dovuto superare un’altra prova: preparare una pozione con gli ingredienti che aveva trovato.
Ginevra tornò al castello e preparò la pozione, la mise in una ciotola e la portò alla folletta che le disse: «Se il tuo è amore vero, la lucciola tornerà principe,
altrimenti rimarrà lucciola per sempre», poi si avvicinò alla lucciola che piangeva disperatamente e le versò sul capo la pozione.
Subito la lucciola ebbe come un guizzo e dal suo involucro uscì Paul che apparve a Ginevra più bello e affascinante di prima.
Ginevra e Paul si abbracciarono e tornarono al loro castello insieme a Gigio e vissero felici e contenti per tanti e tanti anni, mentre Genoveffa rimase per sempre pietrificata a dimostrare al mondo che la cattiveria prima o poi viene punita e il bene trionfa sempre.

VERONICA E MIRKO

C’era una volta una principessa che si chiamava Veronica e viveva in un castello con i suoi genitori. Veronica aveva i capelli biondi, ondulati e lunghi e indossava sempre una piccola corona d’oro. Il viso era ovale e gli occhi erano grandi e azzurri; la bocca era piccola e carnosa. Alle orecchie portava un paio di orecchini di rarissime perle azzurre.

A Veronica piaceva indossare vestiti lunghi di colore rosa pesca. Un giorno arrivò nel regno un ferocissimo e cattivissimo drago che rapì la principessa e se la portò nel suo castello diroccato. Il drago, molto tempo prima, era un principe molto cattivo che, per punizione era stato trasformato in drago e mandato in un castello abbandonato molto lontano. Il drago era enorme con due grandissime ali che terminavano con lunghi artigli.

Il corpo era tutto ricoperto di durissime squame, come una corazza: rosse sul dorso, marroni sul petto e sulla pancia. La coda era lunga e ricoperta di grosse spine robuste.

La testa aveva una lunga cresta e dalla bocca uscivano tante zanne affilate. Il drago aveva quattro zampe con lunghi artigli. In un altro regno molto lontano viveva un principe nel castello dei suoi genitori. Il re e la regina volevano che lui dovesse sposarsi, ma il principe non trovava nessuna fidanzata. Il castello del principe era molto grande e meraviglioso, infatti aveva tante torri e tante guglie con i tetti blu. Per entrare c’era un ponte che attraversava il fiume e tutto intorno c’era un bosco immenso. Il principe si chiamava Mirko ed era molto giovane, quasi un ragazzo. Mirko aveva un viso ovale, i capelli biondo chiaro e gli occhi marroni. Il principe era alto, snello e molto forte perchè era un guerriero coraggioso. Gli piaceva indossare una armatura bianca e argentata ed aveva una lunga spada. Un giorno arrivò al castello un messaggero inviato dai genitori di Veronica, per chiedere aiuto. Il principe Mirko decise che sarebbe andato lui a salvare Veronica.

Nella foresta del castello abitava un potentissimo mago amico di Mirko. Il principe gli chiese aiuto al mago per poter combattere il drago ed il mago gli regalò un arco magico. Il mago gli disse: “Per arrivare al castello del drago bisogna attraversare il mare pieno di mostri marini. Vai dallo gnomo e fatti regalare un Unicorno. L’Unicorno è un cavallo con delle ali ed un lungo corno in mezzo alla fronte. Lo gnomo era molto basso, rotondetto ed anziano. Aveva i capelli lunghi e bianchi; la barba ed i baffi lunghi fino alla pancia. I baffi erano legati come delle trecce con dei nastrini rossi; anche nei capelli aveva dei nastrini rossi. Indossava un giubbotto grigiastro con dei grossi bottoni rossi e rattoppata sulla pancia. I pantaloni erano blu e si vedevano i calzini a strisce verticali bianche e nere.

Indossava anche una grossa cintura di cuoio marrone e legato alla cintura aveva un sacchetto piene di erbe magiche che servivano per richiamare l’Unicorno.

Alla cintura erano legati dei borsellini rossi pieni di pietre preziose. Lo gnomo aveva il viso pieno di rughe, il naso bitorzoluto e le labbra carnose. Il principe Mirko chiese allo gnomo di regalargli un Unicorno per sconfiggere il Drago e lo gnomo lo aiutò.

Mirko salì sull’Unicorno che subito iniziò a battere le ali e si alzò in volo fino alle nuvole e poi si diresse verso il mare.

Volò un giorno ed una notte e da lassù vide centinaia di mostri marini che saltavano per azzannarlo.

L’Unicorno si fermò su uno spiazzo a metà del castello, infatti non poteva andare in cima altrimenti il drago li avrebbe visti.

Il principe scese e l’Unicorno si andò a nascondere in una finestra abbandonata.

Quando Mirko comincio ad arrampicarsi sulle mura del castello, dalle pietre uscirono dei grossi ragni neri, pelosi, velenosi e cattivi che volevano intrappolarlo nella loro ragnatela per mangiarselo.

Il principe prese la sua spada ed uccise tutti i ragni.

Mirko continuò ad arrampicarsi fino in cima al castello e da lì vide il drago che dormiva nel cortile.

La principessa Veronica era imprigionata in un’altra stanza del castello.

Mirko prese il suo arco magico e scagliò una freccia: colpì il drago ma non morì perché bisognava colpirlo al cuore.

Il drago si svegliò infuriato e cominciò a sputare fuoco a destra e a manca.

Il principe si nascose dietro un muro e continuò a scagliarle frecce.

Il drago si alzò in volo e allora Mirko prese bene la mira e gli trafisse il cuore con una freccia.

Il drago cadde morto e il principe andò a liberare la principessa Veronica.

Mirko richiamò l’Unicorno e tornarono tutti al castello della principessa. Il re e la regina furono felicissimi e dissero che Veronica e Mirko si potevano sposare.

Fecero una grandissima festa ed invitarono anche il mago e lo gnomo e poi vissero per sempre felici e contenti.

LA NUOVA CASA DELLA MAGA GINEVRA

C’era una volta una vecchia casetta. La padrona di quella casetta era una maga di nome Ginevra. Alla maga Ginevra non piaceva la sua casa, quindi decide di comprarne una nuova. Dopo aver comprato la nuova casa si recò nel bosco per fare una passeggiata, incontrò uno gnomo che era sempre arrabbiato con tutti: “Cosa stai facendo?” chiese la maga. Lo gnomo gli rispose: “Non sono affari tuoi!” Ma la maga non era d’accordo. Così andò alla sua nuova casa ma non sapeva che lo gnomo la seguiva. Quando maga Ginevra arrivò alla nuova casa entrò e lo gnomo trasformò la sua casa in un palazzo diroccato. La maga pensò che la nuova casa fosse più brutta della sua, così usò la magia per farla diventare come l’aveva vista prima della trasformazione. Lo gnomo voleva farla diventare la casa più brutta ma non ci riuscì perché aveva trovato uno scudo di magia che impediva di usare la magia contro la casa. I due divennero amici e vissero insieme nella nuova casa.

L’ISOLA DESERTA

C’era una volta, in un castello, un re che voleva andare su un’isola deserta.

Un mostro lo sentì, lo prese e lo portò sull’isola deserta. Il re era molto preoccupato.

Il re disse: “Per non preoccuparmi mangio delle banane e del cocco.” Dopo al re venne un’idea: fare una capanna dove passare la notte, la costruisce e visse lì dentro.

Dopo alcuni giorni arrivarono due delfini argentati che lo riportò al castello. Il re fece catturare il mostro e lo rinchiusero nei sotterranei degli oceani, ma lui scappò. I delfini lo fecero stancare e lo portarono dal re che lo rinchiuse nei sotterranei sorvegliati dagli squali pericolosi che lo tenevano controllato ventiquattr’ore su ventiquattro. Così il re continuò a vivere nel suo castello felice e contento.

L’ UNICORNO E IL TESORO IN FONDO AL MARE

C’era una volta un unicorno che si chiamava Stella, era gentile, buona, intelligente e amava nuotare. L’unicorno aveva la coda ad arcobaleno, le ali argento, un corno magico sulla testa e gli zoccoli di color rosa carne. L’unicorno viveva nel mare dove c’erano tanti pesci, una murena nella grotta e una manta che dormiva. La mattina dopo l’unicorno era andata da un suo amico delfino che si chiamava Gigio che era celeste con la pancia bianca. Il delfino chiese all’unicorno: “Andiamo a fare una passeggiata?” L’unicorno rispose: “Certo!” Dopo un po’ videro un tesoro e decisero di andare a prenderlo, ma tre polpi glielo impedirono perché era loro. L’unicorno attivò il corno magico, colpì i tre polpi, fece condividere il tesoro ai polpi e tutti vissero felici e contenti.

IL TESORO NASCOSTO NELLA PALUDE

Un giorno c’era un mostro che voleva rubare un tesoro, però aveva saputo che c’era una fata a proteggerlo. Così il mostro trovò un tesoro finto e lo fece vedere alla fata che lo prese e lo mise dentro il buco di un albero per non farlo vedere. Il mostro credeva che il tesoro fosse quello vero così andò e non lo trovò. Vide la fata che stava facendo una pozione, la fata, con la sua bacchetta, la fece bere al mostro e lo trasformò in una gallina. Provò a prenderla e scappò: così il tesoro fu salvato e la fata fu fiera di se stessa. Francesco e Giulio C L’orto magico C’era una volta un orto molto particolare: lì dentro vivevano tante fatine. L’orto era molto coltivato: c’erano i pomodori molto rossi, i cocomeri verdi, le zucche molto grosse, piccoli funghi e la lattuga. La capo fatina si chiamava Scintilla: aveva i capelli biondi e le ali a puntini gialli e azzurri. Il suo vestito era verde e le scarpe uguali. Volava sopra i fiori e prendeva il polline per darlo agli insetti. Gli ortaggi parlavano insieme alle fate e dissero loro che un uomo cattivo stava venendo per mangiarsi gli ortaggi. Le fatine decisero di fare un piano: fecero una barriera con la magia che proteggeva gli ortaggi. Sentirono grandi passi, era il gigante! Le fate si prepararono e fecero la magia al gigante: presero le loro bacchette e lo trasformarono in un rospo. Le fatine pensarono che era ancora malvagio ma invece fece amicizia con tutte le fatine e gli insetti dell’orto. Dopo un po’ di giorni fecero una grande festa e vissero tutti felici e contenti nel loro orto con le verdure parlanti.

UN GIGANTE E UN VULCANO

C’era una volta un gigante di nome Arturo che viveva nella terra dei vulcani; Arturo però non era un gigante cattivo, anzi era gentilissimo. Era costretto a vivere in quel postaccio perché quando andava nella terra degli esseri umani essi lo cacciavano, lo minacciavano perché credevano che lui fosse cattivo e temevano che li avrebbe mangiati tutti in un sol boccone. Nella terra dei vulcani non nasceva mai niente da mangiare, infatti quel povero gigante non mangiava mai ed era costretto solo a bere l’acqua dei fiumi navigabili. Dentro ad un vulcano, viveva una strega brutta brutta: aveva un naso lungo lungo, una bocca con tutti i denti storti, la faccia di un verde acido, i capelli gialli e blu tutti unti e bisunti e tutti arruffati. Lei era l’unica a possedere il cibo perché con i suoi poteri poteva avere tutto quello che voleva. La strega in tutti gli anni trascorsi nel vulcano voleva uccidere Arturo, ma non c’era mai riuscita perché lui era troppo alto.

Un bel giorno il gigante incontrò una bellissima gigantessa: fu un amore a prima vista. Il gigante raccontò alla gigantessa della strega e insieme decisero che dovevano mandarla via per poter vivere tranquilli. Spensero il vulcano con l’aiuto di una nuvola parlante che fece tanta pioggia; poi un vento birichino rubò la bacchetta alla strega e la portò sulla nuvola. La strega così non ebbe più i poteri e se ne andò a cercare una nuova casa. I due si sposarono e con la bacchetta della strega potevan finalmente avere ciò che volevano e vissero tutti felici e contenti. Martina e Virginia Lo gnomo e il samurai C’era una volta uno gnomo che, mentre stava raccogliendo dei funghi, venne avvolto da un’oscurità e diventò un ninja oscuro.

Nel bosco c’era un samurai che faceva da vedetta: quando il ninja si avvicinava, percorrendo i 90 chilometri all’ora, costrinse il samurai a rifugiarsi in un castello lì vicino. Avvertì gli altri samurai, compreso il comandante. Il castello non poteva reggere ad un attacco così grande ma dovevano affrontarlo. Una volta che il castello fu demolito, i samurai si difendevano in cerchio mentre figlie, anziani, mogli e ragazze scappavano.

Il capitano richiamò venti samurai e lasciò dieci samurai a difendere il castello demolito. Il capitano, con i venti samurai, andò di nascosto al castello avversario.

I dieci samurai erano i più forti di tutti gli altri, ma quattro vennero uccisi.

Gli altri samurai andarono a vedere se l’arma segreta era pronta, però nel momento in cui stavano portandola all’aperto, arrivò un gruppo di cavalieri che si slanciarono all’attacco. I ninja si ritirarono e trovarono una casa. I sedici samurai li fecero fuori: solo uno aveva resistito ed anche se era ferito riuscì a fare un taglio sul petto del ninja oscuro.

Tutti i ninja, una volta ritiratisi i samurai, spostarono le loro armi su un’isola dove vissero felici per il resto della loro vita.

Mentre i samurai ricostruirono il loro castello e tutti vissero felici e contenti. Oliver e Giulio T Il ciclope nel paese sotterraneo C’era una volta un ciclope che un giorno cadde in un fosso e si ritrovò in un paese sotterraneo. Lì tutti avevano paura di lui però lui non voleva far loro del male.

Il ciclope andava nelle case per chiedere come si faceva ad uscire da quel paese, ma nessuno gli rispondeva, anzi gli sbattevano la porta davanti. Il ciclope aveva una tromba che gli aveva regalato un suo amico e siccome si annoiava la suonò, senza sapere che era magica.

Tutti i cittadini per effetto della tromba gli dissero come uscire dal paese. Il ciclope invitò tutti i cittadini a mangiare con lui, loro accettarono e quindi uscirono tutti dal paese. Per i cittadini del paese sotterraneo era strano vedere la luce ma mangiarono lo stesso. Avevano fatto un bel pranzo e i cittadini si resero conto che stare alla luce era bello, quindi decisero di passare il loro tempo un po’ nel loro paese e un po’ alla luce del sole e vissero tutti felici e contenti con il ciclope. Orazio e Niccolò Maria Il mistero del tatuaggio sul braccio C’era una volta un orco-gigante cattivo che tutti temevano. A giudicare dall’aspetto gli abitanti del paese avevano ragione ad aver paura di lui. L’orco era sempre circondato da mosche, lui era paurosissimo: aveva delle sopracciglia scure e pelose, indossava sempre gli stessi vestiti, la stessa cintura ed un bastone; i suoi calzini erano azzurri e le sue scarpe erano marroni.

Era cattivo e si chiamava Wiggy, ma tutti lo chiamavano orco-gigante. Wiggy distruggeva le macchine e i taxi, inoltre rubava banconote, monete e tesori, li portava a casa sua e diventava ricco. Purtroppo anche la polizia aveva paura di lui. Un giorno il gigante andò a farsi una vacanza al mare e proprio lì accadde tutto. Incontrò una sirena, era stupenda! Si chiamava Goccia, aveva i capelli arancioni, con il contorno rosso e delle sfumature gialle; sopra la testa portava una conchiglia viola; aveva dei cuoricini sulla coda e un segno strano sul braccio.

Appena l’orco gigante la vide si innamorò di lei. Da quel giorno tutto cambiò: il gigante diventò gentile ed elegante e la sirenetta si sposò con l’orco gigante… anzi si sposò con il GGG (Grande Gigante Gentile). Un bellissimo giorno la sirena scoprì perché era nata con quel tatuaggio strano sul braccio. Goccia riflettè sulla sua vita e scoprì che sua madre era una regina e con suo marito avevano deciso di darle un potere che si attivava solo se pigiava il tatuaggio: così poteva trasformarsi in una bambina umana, una ragazza umana, una donna umana, una nonna umana e in una normale sirena. Un giorno Goccia comprò un dolce cagnolino ma mentre erano a fare una passeggiata, Luky si perse.

Il GGG e Goccia andarono a cercarlo. Si fermarono di fronte ad una casa bellissima e Luky era lì. La casa aveva il tetto rosso, rose sui davanzali delle finestre, era circondata da fiori di tanti tipi e colori ed alle finestre si vedevano delle tenere tendine arancioni. I due vissero lì, felici e contenti e dettero vita a due gemelle ed un bimbo. Sheila e Federico Il paese tra le nuvole C’era una volta un paese fra le nuvole nel quale c’erano due arcobaleni che portavano a due parti diverse del paese. Nel mezzo uno stagno e alcune case e un castello nel quale vivevano il principe Giancarlo e la principessa Vaiolet.

Un giorno arrivò l’uomo nero, prese le nuvole che tenevano il paese e la principessa Vaiolet. Quando il principe si svegliò, vide che non c’erano più le nuvole che reggevano il paese e che non c’era neanche più Vaiolet. Quindi andò al paese vicino che si chiamava Nuvolandia ma lì non era successo niente. Chiese al suo amico, anche lui principe, Gianluca di aiutarlo a trovare Vaiolet. Si incamminarono nella foresta e trovarono una spada magica e una bussola che trovava le persone scomparse. Il principe Giancarlo pigiò il bottone della bussola e disse il nome della principessa rapita. La bussola, come per magia, li trasporta da Vaiolet. Videro l’uomo nero e il principe Giancarlo chiese: “Perché hai preso la principessa e le nuvole?” L’uomo nero rispose che si sentiva solo e voleva stare un po’ con qualcuno, perché lui non era cattivo anche se tutti lo credevano, ma non era vero. L’uomo nero restituì le nuvole e la principessa ai due principi. La principessa decise di sposarsi con l’uomo nero. Infine l’uomo nero e la principessa si sposarono nel paese fra le nuvole e invitarono tante persone e vissero felici e contenti. Silvia e Samuele Il cavaliere oro ed argento In una casa viveva un nobile cavaliere biondo con un’armatura indistruttibile: il cavaliere aveva una spada lunga per combattere da lontano ed una corta per colpire da vicino. Un giorno il cavaliere vide un signore rapinare una banca, così entrò in azione e con la spada lo attaccò. Dopo un minuto l’avversario aveva la spada a terra ma, colpo di fulmine, il rapinatore riprese la spada e con un supercolpo uccise il cavaliere. Una ragazza che aveva visto tutto intervenne subito e dette un bacio al cavaliere che ritornò in vita: così il cavaliere uccise il rapinatore.

La ragazza e il cavaliere si sposarono e vissero per sempre felici e contenti. Viola e Duccio L’elfo e il drago C’era una volta un drago di nome Galaxion. Viveva in una caverna nello spazio. Tre volte al giorno andava al mare per prendere dei pesci. Un giorno, mentre andava a prendere pesci, vide Ombroso, un elfo, che stava sulla riva seduto a gambe incrociate. Galaxion gli chiese: “Cosa fai?” Ombroso gli rispose: “Prego, vuoi essere mio amico?” Galaxion rispose: “Sì certo!” Andarono in un bosco lì vicino, dentro videro tanti rovi, pietre e altre schifezze.

Dopo poco sentirono un tremendo odore: era un vulcano in eruzione. Allora Galaxion prese Ombroso e lo portò nella sua caverna nello spazio.

Dopo un paio di giorni tornarono alla zona del vulcano e videro un cavaliere che combatteva contro un sacco di mostri, fantasmi e tanti draghi. Galaxion e Ombroso atterrarono per dargli una mano. Ombroso sguainò la spada macchiata di veleno e Galaxion si illuminò di energia e venne colpito da un mostro (però secondo la leggenda quando viene colpito diventa più forte) scatenò la sua rabbia e con un solo getto di fuoco incenerì tutti i cattivi.

All’improvviso cadde un meteorite che si spaccò a metà per l’impatto. In mezzo al meteorite videro una gemma, che secondo una leggenda era data perduta da un mago saggio, infatti si chiamava la gemma della saggezza, Ombroso prese la gemma, la studiò e la mise al centro del petto di Galaxion che desiderò fare pace con tutto il mondo. Andrea R e Giulio T Il gigante gentile C’era una volta un gigante gentile. Il gigante sembrava cattivo, ma invece era gentile e aiutava gli altri; aveva tante armi e si procurava il cibo con le sue armi. Viveva in mezzo ad un bosco dentro tre casette attaccate.

Quella in mezzo era la più grande. Non passava un minuscolo raggio di sole però si stava bene.

Dentro alle casette ci stavano gatti e cani e insieme si divertivano. Un giorno il gigante partì per procurarsi del cibo, nel bosco all’improvviso apparve un cattivo stregone. Lui scappò, scappò e trovò un uccello di nome Acqua, perché aveva sempre sete. L’uccello tenne fermo lo stregone mentre il gigante lo colpì e lo distrusse. Il gigante si procurò il cibo mentre i cani e i gatti giocavano anche con Acqua. Il gigante aveva imparato una lezione: “L’amicizia è una cosa che vale più dell’oro!” Antonio e Samuele L’astronauta è precipitato nell’orto C’era una volta nello spazio un astronauta che aveva perso quota e atterrò in un orto pieno di funghi, zucche, zucchine, cocomeri e pomodori. L’astronauta raccolse un po’ di verdura ma per mangiare si dovette togliere il casco. Se lo tolse e iniziò a mangiare tutto. Poi trovò una casetta con dentro due signore anziane e bussò. Una signora anziana gli aprì e l’astronauta entrò. Le vecchiette gli chiesero chi era e lui glielo spiegò. Poi chiese dell’olio per poter ripartire e le due vecchiette gli dissero che era in cucina.

Allora corse in cucina e prese l’olio, lo mise nei razzi e andò fuori a provarli: i razzi partirono a meraviglia. L’astronauta ringraziò le vecchiette e volando via nello spazio andò a combattere i nemici. Caterina e Federico La bella casa C’era una volta una casa dove abitavano una principessa, un principe e una fata. La fata si chiamava Trilli, la principessa Laila e il principe Mario. Erano migliori amici. La casa aveva tanti fiori, alberi, e erba intorno.

La casa era rosa con due porte. Una mattina la fata aveva preparato la colazione, dopo quando la principessa e il principe avevano finito di mangiare uscirono a fare una passeggiata. Dopo un po’ la fatina vide un mostro viola che si chiamava Viola ed era peloso, antipatico e bugiardo.

Il mostro andò dalla fatina e le chiese: “Posso essere vostro amico?” La fatina rispose di sì. Dopo il mostro rapì la principessa e la portò nella casa bella. Il mostro le disse che era la sua casa, ma la principessa rispose che non era vero e che loro la rivolevano. Quando la fata e il principe entrarono videro il mostro piangere e gli chiesero perché, il mostro rispose che voleva avere degli amici e allora risolsero il problema e vissero tutti insieme felici e contenti nella casa bella.

Denise e Simone Il grande mago C’era una volta un mago anziano con una lunga barba grigia. Un giorno il mago aveva finito le erbe curative e, mentre camminava per andare a cercarle, gli caddero gli occhiali. Allora non vide il buco che c’era nel prato e ci cadde dentro. Si ritrovò in un paese ma non vedeva nessuno per le strade, aveva paura ma non si scoraggiò. Un bambino lo vide e gli chiese chi era e il vecchio rispose che era un mago. Allora il mago domandò al bambino perché non c’era nessuno e lui gli rispose che le persone avevano paura del buio.

Dopo un po’ tutti gli abitanti si fecero vedere dal mago e gli chiesero di fare una magia per rendere il paese più luminoso. Il mago fece una pozione magica e la tirò in aria: apparve una gigante lampada a forma di sole che illuminò tutto il paese.

Un bambino regalò degli occhiali al mago che ringraziò e decise di tornare alla sua casa. Il mago donò un anello magico al bambino e fece una magia per tornare a casa sua, salutò tutti gli abitanti e vissero felici e contenti. Francesco e Niccolò Il paese tra le nuvole C’era una volta un paese fra le nuvole con tante case ed un castello vecchio. Dal castello spuntava un fiume e un ponte per attraversarlo. Di là dal ponte c’era uno stagno con un po’ di pesci e delle foglie di ninfea. Dentro il castello viveva un cavaliere che si chiamava Edoardo: era alto con una spada d’argento e con una piuma sul cappello. Aveva un’armatura di ferro addosso con delle decorazioni d’oro. Nel castello viveva anche una strega cattiva, la sua casa non si vedeva tanto bene. Si chiamava Verdocchia, aveva i capelli verdi e la faccia uguale, sul naso si vedeva un neo. Verdocchia si vestiva di nero, con le calze rosa e con degli stivali neri, aveva anche un cappello a punta; con sé portava sempre una civetta. Un giorno la strega Verdocchia andò ad attaccare il paese tra le nuvole, per diventarne la padrona, ma il cavaliere Edoardo capì tutto e andò a sconfiggere la strega. Verdocchia con la sua scopa attaccò il cavaliere.

Edoardo prese la sua spada d’argento e con un solo colpo spezzò la scopa di Verdocchia che in questo modo perse i suoi poteri. Verdocchia si accorse che questo paese tra le nuvole era bello e giurò di non attaccarlo più. Si fece amica del cavaliere Edoardo. Nel paese sulle nuvole andò ad abitare tanta gente e divenne il paese tra le nuvole più bello del mondo, dove tutti erano felici e amici.

Gaia e Mattia Il bosco degli gnomi taglialegna C’era una volta uno gnomo, che si chiamava Simone, che aveva con sé la sua ascia, un cestino e un piccolo sacchettino. Un bel giorno decise di andare nel bosco fitto fitto che si trovava in cima a una montagna molto alta. Per fortuna lui nel suo sacchettino aveva la roba per scalarla che erano i rampini, la corda e i tacchetti con le punte. Arrivò in cima alla montagna: quel territorio gli piaceva e quindi decise di abitarci. Tagliò le piante malate con la sua ascia e costruì la casa di legno.

Tornò a prendere la coniglietta Gaia alla sua vecchia casa. Gli animali lo capivano e lo aiutarono e diventarono amici e il bosco fitto diventò il bosco felice dove si viveva allegramente. Maria Rita e Niccolò Maria L’unicorno Millecolori C’era una volta un unicorno di nome Millecolori per la sua coda arcobalena, aveva le ali bianche con i contorni blu e celesti, erano molto grandi e quando si chiudevano gli facevano da vestito. Mille colori era molto gentile con tutti. Amava molto volare sopra l’arcobaleno. Abitava in una vecchia casa e ce n’era una piccola alla destra: la casa era circondata di alberi. A Millecolori piaceva molto il posto in cui viveva, infatti invitava tante volte i suoi amici unicorni e si sfidavano sempre a chi creava il colore più bello. Alla fine si mangiavano sempre una torta. Un giorno l’unicorno decise di fare la sua casa più bella colorandola con i suoi colori.

Chiamò tutti gli unicorni e tutti insieme lavorarono per alcuni giorni, così la casa fu chiamata la casa dell’arcobaleno.

Orazio Un incontro inaspettato C’era una volta un castello circondato da tantissimi alberi e cespugli. Ovviamente gli alberi ed i cespugli erano grandissimi e maltrattati perché da tanto tempo nessuno andava al castello. Figuriamoci se c’era qualcuno che curava le piante! Si vedevano anche tante finestre, tutte impolverate.

Erano disgustose. Per non parlare del ponte levatoio. Erano passati diversi anni da quando non veniva aperto. Il castello aveva molte torri, invecchiate ma originali. Visto che il castello era molto vecchio dentro c’erano molti scarafaggi, fantasmi, pipistrelli, ragni, serpenti, scorpioni, ragnatele, api e calabroni nascosti da tutte le parti nell’orribile castello. Un bel giorno una ragazza di nome Camilla stava camminando ma inciampò su una pietra che la mandò in un burrone.

Un re che stava facendo una giratina a cavallo, sentì le urla di Camilla che lo guidarono da lei. Il re al primo sguardo si innamorò di Camilla; le tese la mano e con un abile gesto la tirò su. Il re disse: “Buongiorno, si è ferita signorina?” “No grazie, solo una piccola caduta.” “Io mi chiamo Pietro e sono il re di Inghilterra. Lei come si chiama?” La ragazza fece un inchino e si presentò. Il re portò al suo castello Camilla e dopo sette mesi si fidanzarono e ci fu un festeggiamento di due giorni. Finalmente dopo due anni i due si sposarono. Non vi dico quante settimane ci furono di festeggiamento. Ormai il tempo passava in fretta e Camilla e Pietro diventarono adulti, perciò pretendevano di avere una casa, ma purtroppo videro solo l’orribile castello e decisero di trasformarlo in uno splendido castello. Lo trasformarono tutto al contrario.

Era irriconoscibile. Il re e Camilla ebbero due gemelle di nome Laura e Lisa. Dopo un anno ebbero un altro figlio che chiamarono Sergio, e l’inaspettata ultima figlia Cinzia! Vissero tutti felici e contenti con bellissimi figli che a loro turno governarono il mondo con amore e giustizia. Sheila e Martina Il magico guerriero che salvò il mondo C’era una volta un guerriero di nome Odino: aveva l’armatura d’oro e d’argento ed era indistruttibile.

Viveva in un castello in cima ad una montagna. Il castello era ben difeso ma Odino aveva da fare con forti nemici pronti a tutto e loro avevano già perso due castelli. Un giorno un piccolo elfo bussò al portone del castello e Odino aprì, l’elfo disse impaurito: “Un m-m-m-mostro di-di la-la-lava ha di-di-distrutto me-me-mezzo pa-papaese de-de-degli el-el-elfi.” Odino rispose che ci avrebbe pensato lui e mandò l’elfo a chiamare la gente del villaggio per rifugiarsi nel suo castello.

Dopo un po’ arrivarono un centinaia di elfi ed elfette. Odino chiamò la sua amica guerriera di nome Laila ed altri tre tiratori scelti suoi amici, armati di fucile e di spada, presero cinque cavalli e partirono. Avevano un solo indizio: il mostro di lava viveva in un vulcano vecchio, alto tre chilometri e contenente 5000 metri cubi di lava. Quella valle era difesa da 500000 soldati di lava.

Una volta trovata la valle cercarono di non farsi notare da alcune sentinelle, ma non ci riuscirono e così dovettero nascondersi tra alcune rocce e tirar fuori i loro sputa fuoco, fucili. Iniziò una sparatoria, arrivarono alcuni soldati che li volevano aiutare. I cinque soldati restarono tra le rocce e diedero manforte a Laila, Odino e ai tre soldati. Riuscirono a piantare le bombe, scapparono mentre si sentivano i boati del vulcano che saltava in aria.

Così gli elfi tornarono ai loro villaggi e Odino e Laila poterono vivere felici e contenti. Silvia e Oliver Una sirena sull’isola Un giorno d’estate la sirenetta Goccia, come tutti i giorni, cantava una canzone sul suo scoglio in mezzo al mare.

Come sempre le si illuminavano i capelli mentre cantava e diventava sempre più bella. Goccia però era sempre da sola, nessun abitante del mare poteva ascoltarla. Un giorno Goccia sentì degli applausi e una vocina che urlava: “Brava, sei bravissima!” “Grazie! Chi sei? Dove ti trovi? Non ti vedo!” Rispose Goccia Era Dusty il cavalluccio marino, impigliato nella sabbia dell’isola sperduta. La vocina le rispose: “Sono Dusty il cavalluccio marino, sono bloccato nella sabbia dell’isola sperduta, vieni ad aiutarmi!” Goccia si tuffò e nuotò fino all’isola. Era sempre felice di aiutare gli abitanti del mare. La sirenetta Goccia, dopo aver liberato il cavalluccio marino, decise di vivere sull’isola per sempre e vissero felici e contenti.

LA CAVERNA DEGLI ANIMALI

C’era una volta una famiglia con sette figli. Un giorno il padre andò a far la legna e trovò sette uova di anatra selvatica. Le portò a casa e non pensò a darle alle figliole. Voleva mangiarsele da sole con la mogli. Quella sera la figlia maggiore si sveglio e domandò alla mamma cose stesse cucinando.

La mamma rispose: “Uova di anatra selvatica. Te ne do una ma non lo dire alle tue sorelle”. Si svegliò allora la seconda sorella, che domandò alla mamma cosa stesse cucinando. Rispose quella: “Uova di anatra selvatica. Se non dici niente alle tue sorelle, te ne do una”. E così via. Alla fine le figlie si erano mangiate tutte le uova. La mattina il padre domandò: “ Chi viene con me dalla nonna?”.

La sua intenzione però era quella di portare le figlie sulla montagna, per farle divorare dai lupi. Le figlie più grandi lo capirono e rifiutarono. Ma le più piccole accettarono e si misero in marcia con il padre.

Quando furono sulla montagna, disse loro: “ Aspettatemi qui!”. E ripartì col suo carretto tirato dall’asino. Le figlie aspettarono e aspettarono, ma il padre non veniva. Allora andarono nel bosco, cercando un rifugio per la notte. Videro una caverna. Nella caverna si intravedeva una luce, ed esse entrarono. La luce proveniva da gemme e gioielli d’ogni genere. Quella caverna era dimora di un lupo e di una volpe. Le sorelle decisero di restare lì per la notte. Nottetempo, il lupo e la volpe tornarono a casa. Il lupo disse: “Sento odore di carne umana”.

La volpe rispose: “Figurati, carne umana! Non è possibile. La nostra caverna è chiusa troppo bene”. Il lupo disse allora: “Va bene, allora andiamo a letto e mettiamoci a dormire”. Il lupo, e la volpe s’infilarono nei recipienti del focolare per stare al calduccio. Quando le ragazze si alzarono, videro la volpe e il lupo e si spaventarono. Coprirono subito i recipienti e misero sui coperchi tanti sassi, in modo che il lupo e la volpe non sarebbero più potuti uscire. Poi accesero il fuoco. Il lupo e la volpe a un certo punto si accorsero che le due ragazze avevano acceso il fuoco e gridarono aiuto. Le due ragazze però non diedero loro ascolto e continuarono ad alimentare il fuoco. Il lupo e la volpe morirono nei loro recipienti.

Le ragazze rimasero a vivere nella caverna, felici. Un bel giorno il padre salì sul monte per cercare le figlie. Per riposare sedette proprio sulla pietra della caverna. Le ragazze, allora, videro che era il padre, e il padre fu felice di rivederle.

Chiese loro, meravigliato, come erano arrivate a quella caverna piena di perle e pietre preziose.

E le figlie gli raccontarono ogni cosa. Allora il padre andò a cercare qualcuno che lo aiutasse a portare a casa le pietre preziose.

Quando arrivarono a casa la moglie chiese loro da dove venissero quei tesori. Allora il padre e le figlie gli raccontarono tutto, divennero una famiglia assai ricca e vissero felici e contenti sino alla fine dei loro giorni.

IL CAVALIERE OSCURO

Jim era un bambino allegro e viveva felice con la sua famiglia nel villaggio dai Mille Colori. Un giorno, da molto lontano, arrivò un terribile orco che dal suo sinistro castello spaventava le persone e faceva vivere la gente nel terrore. Jim voleva tanto sconfiggere l’orco malefico, così decise di diventare cavaliere.

Si mise in cammino e dopo molto girovagare giunse di fronte ad una grandissima porta…tutta di legno massiccio…scurissimo.

Le porte si aprirono con un fortissimo cigolìo…Jim entrò e si guardava intorno…c’erano tantissimi bambini e ragazzi che si allenavano a combattere e avevano a disposizione anche strumenti magici, libri e pozioni…”Ciao!” esclamò una voce, Jim si voltò e vide una bambina dai grandi occhi azzurri che lo guardava curiosa…”Ciao! Dove mi trovo?” chiese Jim, “Questa è la Scuola dei Cavalieri! Vuoi diventare un guerriero?” disse felice la bambina, “Certo! Non vedo l’ora!” rispose entusiasta Jim.

Da allora il bambino si allenò duramente, notte e giorno. Una sera, mentre eseguiva i suoi esercizi si avvicinò un cane che era solito fargli sempre compagnia. I giorni passavano e Jim scoprì che il cane era magico…gli parlava e gli dava sempre molti consigli su come allenarsi al meglio.

Gli anni trascorrevano veloci e Jim divenne un ragazzo e fu così che con il suo fido Cane, Magiko, arrivò al castello del vecchio Orco, lo uccise e lo legò per i piedi ad un carretto…trascinandolo nella polvere giunse al suo villaggio e tutti lo acclamarono a gran voce…e fu così che, da quel giorno, tutti vissero felici e contenti!

AUTORE: MIRKO BETTERA

 

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