C’è un modo di camminare che nessuna app misura: quello in cui non si cerca di arrivare. Chi accompagna gli asini lo impara subito, perché un asino non si può spingere. Va al suo passo, lento e costante, e il gruppo si regola su di lui. Questo articolo propone una pratica semplice di cammino lento, ispirata a ciò che succede sui cammini di Montagne di Legami, l’associazione di promozione sociale di Marciana di Cascina (Pisa) che porta in Toscana le asine Pippa e Lulù.

Il passo che non si può accelerare

Pippa e Lulù accompagnano da anni i progetti sociali dell’associazione, attiva dal 2015. Nei trekking di inclusione per persone con disabilità, come racconta l’articolo camminare con un asino: Pippa e Lulù, il loro passo regolare diventa un punto di riferimento diverso da un bastone o da una voce.

Quel ritmo ha una storia lunga. Per secoli, ogni autunno, i pastori portavano le greggi dall’Appennino verso la Maremma per svernare, e a primavera le riportavano in montagna. Il fenomeno è descritto nell’articolo sulle vie della transumanza in Toscana: la famiglia del pastore e i pochi attrezzi viaggiavano su un carro tirato da un ciuco. Nessuna fretta, per forza di cose.

Fretta zero. Ecco il punto.

Perché provarla anche a casa

Non serve un asino per allenarsi a questo ritmo. Basta un tratto di strada o di sentiero vicino a casa e venti minuti. La pratica non vuole curare niente e non promette risultati misurabili. Vuole offrirti un’ora d’aria, o poco meno, in cui l’unico obiettivo è esserci.

Nella nostra esperienza, il passo più lento è quello che molte persone trovano più difficile da sostenere nei primi minuti. Il corpo vuole accelerare, la testa vuole arrivare. È normale.

Cammina piano non vuol dire camminare male. Significa togliere dal gesto la prestazione: niente tempo da battere, niente passi da contare, niente foto da scattare per dimostrare che ci sei stato. Il passo lento ha un vantaggio pratico che chiunque può verificare da solo: ti lascia il tempo di accorgerti di ciò che stai attraversando, e di come stai tu mentre lo attraversi.

La pratica in quattro passaggi

Ecco la sequenza che proponiamo. È una nostra proposta pratica, non una tecnica validata da studi, e puoi cambiarla come vuoi.

  1. Scegli il tratto. Un percorso che puoi fare in circa venti minuti, meglio se con alberi o campi. Non misurare la distanza. Misura solo il tempo.
  2. Il primo minuto: ascolta. Fermo, prima di partire. Passi, vento, uccelli, traffico lontano. Non devi interpretare niente.
  3. Trova il tuo passo lento. Parti più piano di quanto sembri naturale. Se ti viene da accelerare, nota l’impulso e rallenta di nuovo. Se ti aiuta, prova a far coincidere un respiro con due o tre passi, e lascia perdere se ti sembra forzato.
  4. Una sosta ogni dieci minuti. Fermati venti secondi. Guarda un punto lontano, poi uno vicino. Riparti senza guardare l’orologio.

Dove inserirla nella giornata

La pratica funziona meglio quando ha un posto fisso, perché un gesto agganciato a un momento preciso si ripete con meno fatica. Tre esempi, tutti da adattare.

  • Dopo il pranzo. Venti minuti prima di tornare alla scrivania o ai compiti di casa. Utile per staccare, e il tragitto lo conosci già.
  • Al rientro la sera. Scendi una fermata prima, o parcheggia più lontano, e fai l’ultimo tratto a piedi con calma.
  • Nel fine settimana. Un sentiero un po’ più lungo, con le soste. Qui puoi concederti anche di più dei venti minuti.

Vestiti per il meteo, porta dell’acqua e scarpe comode. Banale? Sì. Ma una scarpa che fa male è la prima ragione per cui una pratica lenta finisce in una settimana. Abbiamo imparato a non sottovalutarla.

Cosa aspettarti, senza illusioni

Il primo giorno potresti sentirti annoiato o impaziente. Può succedere anche il secondo. Dopo qualche uscita, alcune persone dicono di sentire il ritmo del corpo rallentare, altre no. Non esiste una regola.

La ricerca sul rapporto tra natura e benessere è interessante ma ha dei limiti, e l’abbiamo raccontata in camminare nella natura calma la mente? Cosa dice la ricerca. Questa pratica non la sostituisce e non è un trattamento. Se hai disturbi del movimento, problemi di equilibrio o condizioni di salute che rendono faticoso camminare, adatta tempo e percorso con il tuo medico.

Se vuoi camminare con altri

Montagne di Legami organizza trekking ed escursioni di gruppo in Toscana. Il calendario e le proposte sono nella pagina trekking ed escursioni in Toscana, e per informazioni puoi usare la pagina contatti. Se ti interessa il lato sociale dell’associazione, leggi anche il racconto del viaggio con Noisy Vision per persone ipovedenti: quattro giorni a piedi sulla via della Transumanza, con venti persone tra partecipanti e accompagnatori.

Domande frequenti

Serve un asino per fare questa pratica?

No. L’asino è l’ispirazione, non un requisito. Il principio è il ritmo: un passo che non cerca di arrivare prima.

Quanto dura la pratica?

Venti minuti sono un buon inizio. Puoi allungare a mezz’ora se ti viene naturale. Non c’è una durata corretta: conta che sia una durata che riesci a ripetere.

Può aiutare con ansia o stress?

Per molte persone camminare con calma è un momento di respiro, ma non possiamo prometterlo e non è una cura. Se ansia o stress sono forti o durano da settimane, parlane con il medico di base o con uno psicologo o psicoterapeuta abilitato.

Se domani avessi venti minuti liberi e un sentiero qualunque davanti a te, cosa succederebbe se per una volta lasciassi che sia il passo a decidere dove arrivi?