L’idea del trekking in Toscana con asini

L’idea del trekking someggiato in Toscana

Dalla Calabria a Marciana, gli asini, un idea cullata per anni.
La storia potrebbe cominciare molto tempo fa; era il 1988 quando mi fu mostrata quella che sarebbe diventata l’ attuale residenza, una casa di campagna con stalla ( guarda caso del “ ciuco” Binda) e , da subito, immaginai che un giorno alcuni equidi avrebbero potuto popolare quella proprietà. Ero sempre stato affascinato dai cavalli e, in modo particolare, dai trekking sulle ippovie. Ciò che più mi suggestionava era il lasciarsi portare dal ritmo lento dell’animale nella più totale tranquillità.

Facendo un salto nel tempo arriviamo al 2008, anno, per me, di grandi cambiamenti . Sento la necessità di tornare a camminare e scelgo di partecipare ad un trekking organizzato da un’associazione in auge a quel tempo. Trovo una proposta singolare e affascinante “ sulle tracce di Eduard Lear” trekking con gli asini in Aspromonte( Diario di un viaggio a piedi, Reggio Calabria e la sua provincia , 1847, Eduard Lear). I due elementi messi insieme erano, per me, un connubio potente, l’esperienza tanto desiderata a fianco di quegli animali in un territorio incredibilmente affascinante e , a torto, conosciuto per fatti tristemente noti, quelli riguardanti i rapimenti .
Fu un’ esperienza esaltante e significativa sotto vari aspetti. Il viaggio con gli asini si rivelò valido per tutti i partecipanti e aiutò alcuni a sciogliere diffidenze e paure. Tutti alla fine si erano cimentati nella conduzione degli asini e qualcuno andava orgoglioso di fare la sua entrata, nei piccoli paesi attraversati, con l’animale al fianco. Si rafforzò, quindi, anche la convinzione dell’importanza di viaggiare con gli equidi per dare un valore aggiunto all’esperienza e al programma. Ma i tempi per prendersi carico di un animale di quel tipo non erano ancora maturi. Sarebbero dovuti passare alcuni anni , il corso di guida ambientale e molta esperienza escursionistica fatta in campo per decidere che era arrivato il momento. C’era stato, nel frattempo, con l’amico Leonardo, un primo timido tentativo di approcciarsi all’argomento ma problemi tecnici e burocratici ne avevano , di fatto, spento l’entusiasmo. Ma la prima pietra era stata messa, io e Leo avevamo immaginato di riutilizzare i terreni della proprietà per farci un centro di onoterapia…prima o poi sarebbe accaduto come tante altre idee maturate insieme.

Nel 2014 arriva il momento giusto. Dopo alcuni mesi di ricerche con gli storici e in campo si parte, è il mese di marzo e il Cammino dei navicelli è pronto per essere collaudato, la festa dei camminanti di Vicopisano sarà il suo trampolino di lancio. Dopo la partenza da Livorno e il transito per Pisa siamo alla tappa definitiva , quella che da Vicopisano ci condurrà ad Altopascio. Quel giorno mi trovo ad accompagnare un bel gruppo di 25 persone . Alcune facce già viste nel primo tratto, altre nuove. Conversazioni, confronti, racconti di vita e ,dopo un pò, mi trovo al fianco di Renzo, coetaneo simpatico e affabile, con cui inizio una conversazione. Tanti gli argomenti affrontati e, come accade o è accaduto per molti della nostra età, si parla anche del lavoro , di chi ce lo ha e di chi cerca altre strade. Si scopre anche di avere fatto esperienze comuni in campo ambientale intorno ai venti anni di età. Poi, come spesso avviene arriva il momento del congedo e con alcuni ci salutiamo, alla fine del Cammino, proponendo di rivederci e fare ancora dei passi insieme.
Il trekking fatto dall’Islanda a Roma, però, mi ha insegnato a  cogliere i segnali di certe situazioni e mi ha spinto ad affrontare senza esitazioni situazioni che sento  risuonare bene nel mio animo. Ho deciso che dovevo incontrare di nuovo Renzo per affrontare con attenzione un argomento che condividevamo, l’amore per  la terra e la natura.

L’ho invitato ad un programma escursionistico sulla via Francigena, verso S.Gimignano. In realtà quel giorno lui era l’unico partecipante e il meteo non era per niente buono. Ma quando si dice e si sente di andare nulla ci deve fermare. Siamo partiti in direzione della Valdelsa e più che ci avvicinavamo più il cielo si incupiva. Quel giorno la Francigena sarebbe rimasta nel cassetto dei buoni propositi,  la nostra attenzione si era concentrata sulla visita di una bella mostra fotografica che avevo inserito, come spesso faccio, nel programma escursionistico della giornata. Il meteo brutto e il tempo a disposizione avevano favorito lo scambio di vedute. Stava nascendo l’idea di far partire un progetto di escursionismo con gli asini. Renzo, in quel periodo, aveva tempo a disposizione per sviluppare adeguate conoscenze in materia e io ne avrei trovato altrettanto.

Tutto molto bello e fantastico, ma eravamo solo all’inizio di una storia che ancora oggi è in sviluppo.

Nel maggio del 2014 riesco a partecipare anche ad un trekking con gli asini organizzato da alcune associazioni vicentine sulle loro montagne; una gran bella esperienza, molto formativa e ricca di spunti per la nostra nuova avventura con gli equidi.

Cominciamo nel settembre dello stesso anno con la rimozione dei pioppi che per molti anni avevano occupato i terreni destinati, ora, all’asineria. Come spesso accade in Italia e come era successo anche nella preparazione del cammino islandese, nonostante la crisi lavorativa  tutti si lamentano del poco lavoro che c’è in giro ma nessuno sembra interessato.  Preferiscono non fare il lavoro se non immaginano un adeguato guadagno e per quel tipo di legname c’è poca richiesta…

Alla fine, dopo circa due mesi riusciamo nell’intento, grazie ad un valido boscaiolo che con la nostra collaborazione taglia le piante. L’intervento successivo, semplice a dirsi ma per nulla scontato, è di far portare via  il legname tagliato e togliere i ceppi rimasti nel terreno. Ho parlato di portare via  perchè altro termine non si sarebbe potuto usare visto che nessuno era disposto a riconoscere un euro per tutto il materiale prodotto (70 piante). Finalmente il terreno è libero, possiamo iniziare? Niente affatto, inizia il percorso ad ostacoli tra uffici, regolamenti e tecnici per capire che nel comune dove risiedo il piano urbanistico ha previsto la possibilità di costruire ricoveri per equidi solo per le aziende agricole. Nell’attesa che la questione trovi uno spiraglio per una positiva soluzione decidiamo di iscriverci ad un corso professionale per acquisire la qualifica di operatori in attività assistite con gli asini.

Il corso in provincia di Padova presso un’associazione accreditata per la formazione sulle attività assistite con gli asini ci impegna per sei giornate di studio e alla fine ci viene rilasciato l’attestato di operatore. Il famoso pezzo di carta è però ben poca cosa e la strada è, comunque, tutta in salita, specie per noi che gli asini non li abbiamo mai avuti; durante il corso abbiamo affrontato molti temi legati all’argomento asini ma di pratica davvero niente e ora paghiamo lo scotto. Questo periodo di formazione ci apre però a nuove prospettive non immaginate. Siamo andati per acquisire conoscenze e sviluppare programmi escursionistici con gli asini e siamo tornati con la convinzione che gran parte delle potenzialità dell’asino si sarebbero potute sviluppare nel recinto, attraverso laboratori ludico-motori e creativi per bambini e adulti alla presenza degli equidi.

Completato questo passaggio restava di costruire la stalla e il recinto.  Valutazioni sui materiali e sul procedimento da seguire per rispettare le norme sanitarie erano all’ordine del giorno e le incertezze create dai vari enti ci lasciavano indecisi sul da farsi. Fondamentale e direi provvidenziale, in questa fase, è  la visita improvvisa di un amico veneto conosciuto al corso, anche lui asinaro, ex geometra nella vita professionale. E’ mio ospite per alcuni giorni e  ci aiuta a costruire l’asineria.

La ricerca di due femmine di asino con caratteristiche e costi adatti a noi non è delle più semplici. Annunci sui siti web e altre informazioni ci porteranno a conoscere tante situazioni diverse e tanti asini più o meno adatti allo scopo ma tutto ciò sarà, soprattutto, grande fonte di conoscenza per me e Renzo. Lui , alla fine,  trova ciò che ci serve, un allevamento sui nostri monti pisani che ci vende gli asini. Come nel cammino e nella vita di ogni giorno, sono le difficoltà che ci mostrano il lato positivo delle situazioni. Sono, infatti, quei momenti difficili che ci permettono di chiarirci le idee su come sviluppare il progetto e di conoscerci meglio. L’attesa prima di portare gli animali nella proprietà ci mette in condizione di farci trovare più preparati. Il 15 febbraio, di domenica mattina, un vecchio camion ci consegna gli asinelli Pippa e Lulù , la prima di quattro anni circa e di colore nocciola con la classica croce sulla schiena e la seconda , più esile di colore nero con il muso bianco, forse nata da un incrocio con un esemplare di razza ragusana .

I primi giorni sono decisamente più difficili di quanto avremmo potuto immaginare, la mancanza di esperienza si fa sentire. Renzo non si perde d’animo e, poco alla volta, anche con l’aiuto prezioso di amici conosciuti al corso e che avevano già gli asini, riesce a prendere in mano la situazione e a gestire le due femmine.

Per me, che vivo a fianco dell’asineria, è un esperienza particolare  rientrare a casa e sapere di avere due equidi che mi attendono. Anche i due cani che vivono con noi sono molto incuriositi dalla nuova presenza e cercano di spingersi oltre lo steccato per capire meglio odori e rumori nuovi. Ma si sa, l’asino è un animale territoriale e così, pur senza fare male ai due cani, i nostri asini li metteranno presto in fuga. Deve essere ben chiaro chi presidia l’asineria…

Mentre noi progrediamo nel rapporto uomo/asino attraverso la spazzolatura del pelo e l’uscita mattutina nei pascoli circostanti, la comunicazione  con le istituzioni comunali si fa difficile, tutto si allunga , i tempi di apertura, i costi…

Oggi siamo quasi in dirittura di arrivo (meglio dirlo sottovoce…non si sa mai), ogni giorno un tassello del nostro progetto va al suo posto. L’interesse intorno all’argomento è palpabile e molti operatori si sono presentati per offrire i propri corsi (il disegno, la pittura, la musica, la lettura, l’educazione ambientale, l’attività motoria…).  L’entusiasmo di qualche operatore e di qualche genitore ci ha spinti ad organizzare i primi laboratori a carattere familiare e sperimentale che hanno visto la luce lunedì 6 aprile. Una bella giornata di sole ci ha facilitato il compito di tenere a bada dieci marmocchi di varie età che si sono scatenati negli spazi campestri  del centro e anche fuori. Per Fulvia, alla prima esperienza di laboratorio all’aperto, è stato un bel da fare tenerli attenti e concentrati sulla fiaba che stava raccontando e sull’attività di  disegno che completava l’attività pomeridiana. Il momento di contatto tra i bimbi e gli asini non è stato affatto difficile, alcuni di loro non mostravano nessun timore verso gli animali e al momento di poter dare la carota all’asino si sono fatti avanti senza problemi. Gran parte di attenzione i bambini l’hanno riservata alle altre padrone di casa, Clotilde e Zoe, due femmine di Labrador che si sono lanciate nella mischia, godendosi il loro quarto d’ora di popolarità e partecipando alle attività motorie senza risparmiarsi e divertendo i partecipanti.

Due ore di attività hanno lasciato un segno buono di  stanchezza e soddisfazione per questa prima prova che ci ha mostrato i correttivi da applicare e ha aperto altre strade inaspettate.

Domani si replica, stesso indirizzo, stessi attori, dalla Calabria a Marciana il sogno si è avverato.

Nino Guidi

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Trekking someggiato in Toscana
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