Fiaba; Il mulino di Simon

C’era una volta un antico mulino ad acqua che sorgeva sulle verdi montagne di Pelipano, un paesino a ridosso delle Alpi che, era abitato da poco più un centinaio di persone, o meglio, piccoli gnomi. L’ultima persona che abitò il mulino era Simon, un anziano signore senza eredi che, dopo la sua morte, venne acquistato da un burbero e ricco banchiere di nome Rudolf, un ciccione senza scrupoli che, non aspettava altro di acquistare le proprietà altrui per incrementare ulteriormente i suoi capitali. ordinava Rudolf al suo segretario che, il più delle volte non era d’accordo con le sue iniziative ma, lo doveva assecondare. affermava sicuro il ciccione  interrogava avvicinandosi a Nerino, l’amico peloso a quattro zampe concluse ridendosela e dirigendosi verso la porta del suo ufficio sbattendola. Nessuno sapeva dell’esistenza degli gnomi se non Simon, il quale scrisse un testamento che, imponeva al futuro acquirente di prendersi cura del mulino e della montagna a tutela dei suoi piccoli amici. Purtroppo il mulino incappò in mani sbagliate e, Rudolf non aveva assolutamente intenzione di dare retta alle parole dell’anziano che, lo guardava dall’alto del cielo. Il giorno seguente, le ruspe approdarono nella montagna di Pelipano svegliando di soprassalto gli gnomi che, uscirono dalle loro piccole casette di legno e non riuscivano a credere all’orrore a cui stavano assistendo.
Gli gnomi puntarono i loro sguardi spaesati verso Paco, il capo del piccolo popolo diceva piangendo Mia, la più piccola del villaggio.

Paco pettinandosi la folta barba marrone e, passeggiando avanti e indietro cercava di trovare una risposta per rassicurare gli gnomi, fino a quando li scovò Nerino il cucciolo di pitbull dal cuore tenero di Rudolf. chiese il cagnolino. rispose tranquillo Paco. informò Nerino concluse e, si presentò al cospetto di Rudolf che, aveva voluto a tutti i costi un pitbull per proteggersi dalle minacce dei clienti che truffava spudoratamente. Una forte agitazione stava prendendo possesso degli animi quieti degli gnomi. <Tranquilli…agitarsi non serve a nulla> calmava Paco < I lavori iniziano domani quindi, abbiamo tutta la notte per organizzarci> concluse lo gnomo barbuto. Fu una notte abbastanza movimentata, Rudolf mise alcuni uomini a badare la sua fortezza per evitare che, qualche senzatetto vi entrasse. Gli gnomi prepararono trappole e trabocchetti ovunque, tutto il gruppo si unì per salvaguardare il mulino del signor Simon. Il giorno seguente arrivò Rudolf, preciso e puntuale come un orologio svizzero <Allora?!…Cominciamo la festa?!> incitò gli uomini che si stavano per mettere al lavoro, sfregando ben bene le grandi mani. comunicò uno degli operai che stava tentando di metterne in moto qualcuna. urlò furibondo Rudolf insultando i poveri manovali senza colpe. Il ciccione se ne tornò nel suo ufficio con a seguito Nerino che, nel frattempo fece una breve visita agli gnomi informò. borbottava Rudolf mentre si stava incamminando nel proprio ufficio e, stava facendosi spazio insultando la folta fila che stava agli sportelli della sua banca. Passarono alcuni giorni e, non c’era traccia dell’arrogante banchiere al mulino d’acqua ma, gli gnomi continuarono ad occuparlo creandosi un vero e proprio villaggio, trasferendo all’interno le loro casette di legno e costruendo dei percorsi con dei ponti di legno. Le più piccole del gruppo si occupavano di lustrare e, abbellire le vecchie anfore con fiori freschi e secchi creando magnifiche composizioni. Paco decise di creare un angolo dove poter conservare tutte le loro erbe officinali e aprire un’erboristeria ma, a sconvolgere il buon umore ci pensò Rudolf che, non si era ancora arreso. Si presentò con un enorme carro armato con lui proprio al comando gridava a squarciagola mentre aveva quasi demolito il tetto del mulino.
<Presto…correte al riparo e, ognuno ai propri posti> ordinava Paco al suo esercito in miniatura mentre, stavano correndo da una parte all’altra evitando di non farsi colpire dai cocci che cadevano.
Intanto Rudolf continuava nella sua operazione di demolizione anche se, era piuttosto impacciato con quell’aggeggio che stava comandando; fino a che, sopraggiunse un’enorme ruspa all’insaputa dell’esagitato banchiere che si stava dirigendo proprio verso il mulino faceva segno Rudolf al bestione che lo stava affiancando.
<Eh?…Nerino?> strofinava incredulo i grandi occhi il ciccione che, dall’altro lato, Nerino lo stava salutando con la zampa marrone e azionò il comando di distruzione. <L’ho sempre saputo che sei un cagnolino intelligente come il tuo padrone> coccolava inebetito a distanza senza fare attenzione al braccio dell’enorme ruspa che, stava repentinamente cambiando direzione. sgridava Rudolf che, venne di colpo sotterrato dalle macerie del suo carro armato ma, riuscì comunque a uscirne vivo con molte ossa rotte che lo costrinse a molte, molte settimane se non mesi di convalescenza. Intanto Nerino se la rideva rassicurava i piccoli amici. Come se ciò non bastasse, la banca fallì a causa dei continui imbrogli che Rudolf faceva a danno dei clienti i quali, a lungo andare se ne accorsero e, il malconcio truffatore si trovò senza un soldo. Gli gnomi ripararono il mulino e, il risultato fu uno splendido museo che racchiudeva la vita, la storia e le tradizioni degli gnomi e della montagna. informò l’ex segretario di Rudolf che, si mise a completa disposizione degli gnomi. domandò lo gnomo Paco. Trovando tutti d’accordo compreso il cagnolino Nerino, il mulino ad acqua aprì le porte a migliaia di visitatori grandi e piccini. Ciò che rendeva fruente il museo era che, gli gnomi e il segretario non prestavano il minimo interesse al denaro, quanto piuttosto a far conoscere alle persone la meraviglia dell’animo del piccolo popolo e, guadagnarsi la fiducia e il rispetto degli adulti. Gli gnomi continuarono ad abitare le montagne di Pelipano e, vissero felici e contenti nel mulino del signor Simon che, tra le nuvole vegliava su di loro.

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