Il pianista dell’oceano

“Traccia la tua rotta verso una stella e supererai qualsiasi tempesta” Leonardo da Vinci

Il pianista dell’oceano

La luna era alta nel cielo e i suoi riflessi d’argento brillavano distesi tra i rivoli dell’oceano.

Giù negli abissi, una storia senza tempo si compiva ogni notte. Una donna dalla lunga veste bianca come la luna e i lunghi capelli castani dietro un enorme frastagliato scoglio era solita nascondersi per udire la soave musica provenire da un pianoforte nero sgualcito, eroso dal sale.

Le dita di una imponente sagoma nera scorrevano veloci tra i tasti, come le onde profonde. Un misterioso pianista dal mantello nero e il cappuccio che gli copriva il capo, le dava le spalle e la sua musica era la sola voce dell’oceano.

La sua anima inquieta sembrava non trovare pace, sommersa in un oceano senza tempo, se non quello delle melodiose note che si levavano dal suo vecchio pianoforte. Jannike, questo era il nome della giovine fanciulla che abitava gli abissi, era come rapita e se ne restava nascosta, finchè d’improvviso il misterioso pianista non scompariva come ogni notte dietro la luna che si tuffava nell’acqua. Quando giunse la terza notte, accadde qualcosa di strano.

Mentre il misterioso pianista spariva come di consueto, un maestoso vascello abbandonato apparve nell’oscurità, rischiarata da ricami di stelle lucenti come diamanti. Jannike non potè fare a meno che uscire dal suo nascondiglio e nuotare verso di esso.

Le sembrò familiare il simbolo disegnato su quella nave vichinga , una drakkar, con la prua dalla testa di drago. Iniziò a curiosare fra i suoi anfratti, piatti e argenterie di vario genere e antichi dipinti di re e marinai. Al suo interno, ogni cosa sembrava immutata, come se il tempo si fosse fermato.

Presto si trovò in una elegante sala da ballo, attorniata da preziosi specchi, che dava su una grande scala dalle maniglie rifinite d’oro e in fondo ad essa vi era un orologio da parete che segnava la mezzanotte. Ondeggiando come un fantasma, con l’argentea veste che rischiarava la sala si ritrovò circondata dagli specchi.

Come se ognuno le raccontasse una storia, vide l’immagine di un enorme vascello tra le onde.

Il tempo era cosi tempestoso, che onde giganti lo facevano fluttuare ora da un lato ora dall’altro, come un’altalena sospesa nel vento. L’incedere spedito della nave tra i ghiacciai lungo la terra dei fuochi del Nord, conosciuta come Terra di sotto continuava a veleggiare sotto il comando dell’intrepido comandante Halvard, “il guardiano della roccia”. Una fitta nebbia e un freddo gelido come il ghiaccio attorniavano la nave.

Un fulmine lesto tra le plumbee nubi squarciò il cielo e si abbattè sull’albero della nave. Uno dei tredici marinai cadde polverizzato in mare.

Gli altri uomini non poterono fare nulla per salvare il loro compagno. La nave a vele spiegate tra la furia del vento scomparve misteriosamente, inghiottita dall’oceano. Jannike ruotava intorno alla sala, lasciando che gli specchi trasparenti le narrassero quella incredibile storia. Vide una giovine donna disperata sulla cima di un’alta rupe, era notte fonda, solo la Luna alta nel cielo come fedele compagna, che aveva rischiarato le lunghe notti nei suoi sogni. Il vento le scompigliava i capelli.

Al collo indossava un amuleto in ferro, il Vegsivir, la bussola vichinga. La ragazza ricordò le parole del suo amato, “Mentre io sarò in viaggio, indossa questo amuleto” fece sfilandoselo. “I miei pensieri navigheranno con te, e io sarò li sempre accanto a te”.

Quel giovine dai capelli biondo oro e dalle forti braccia, la strinsero forte a se, un’istante che sembrò eterno. “E’ una bussola runica, con questa al collo troverai la strada, e tornerai sempre da me”. Il simbolo del drago era disegnato sulla nave vascello per garantirne il regolare ritorno.

Quel ragazzo alto e forte era il  famoso comandante della nave, l’impavido Harald.

L’avida regina Gunilla della terra dei fuochi del Nord gli aveva affidato l’ardita missione di trovare ricche terre di giacimenti preziosi, oro e smeraldi, perché il paese potesse prosperare e portarle grandi doni. Dopo un anno di viaggio, un giorno il fedele servitore della regina Eskol annunciò che la gigantesca drakkar Roskilde era stata inghiottita da una tempesta e nessuno dell’equipaggio era sopravvissuto. La giovine sentì il suo cuore fermarsi,non poteva vivere senza il suo Harald.

Il suo nome era Jannike. Nel cuore della notte, correndo sui prati dalle corolle gialle e viola si ritrovò davanti la più alta e aspra rupe della terra dei Fuochi del Nord, a picco sul mare, il Lofoten. Attirata da una ipnotica scia luminosa, Jannike si lanciò giù e venne risucchiata da un immenso vortice, che si diceva inghiottisse vascelli e marinai negli abissi, tra lo stridio dei gabbiani. Pare che quel posto fosse in magica connessione con la natura, la meta della lista dei desideri.

E il suo solo desiderio era poter ritrovare il suo amato Harald. Giunta davanti all’ultimo specchio della sala, Jannike vide il pianista dell’oceano, seduto come sempre davanti al suo misterioso pianoforte. Jannike pronunciò d’istinto il suo nome “Harald”. Come per magia, Harald si ritrovò accanto a Jannike.

Le anime dei due giovani si riconobbero subito, non si erano mai dimenticate ed erano destinate a ritrovarsi per sempre. Il Vegsivir, l’amuleto dalla testa di drago, come la prua della Drakkar, si illuminò.

Fu in quell’istante che il vascello brillò di un rosso incandescente e ritornò a splendere.

Ai tiepidi raggi dell’alba sbocciava l’odoroso  mughetto, su collane di montagne, il fiore di primavera a forma di campanula, ora adornava la corona sul capo della sposa. Si narra che i mughetti siano le lacrime della Vergine versate sotto la croce.

Tra fiori d’arancio, furono celebrate le nozze di Harald e Jannike sulla prua della drakkar Roskilde, che solcava imperiosa come un drago le onde, tra suoni melodiosi, canti d’uccelli e le grida di festa dei marinai tornati in vita. Si narra che il vascello, come un un miraggio, se avvistato sia propizio di vita gioiosa e feconda per i futuri sposi e che una colomba bianca, nota come “uccello di Venere”, sorga dal mare, simbolo di fedeltà e Amore coniugale.

La nave vascello naviga in direzione della stella polare o stella del Nord- la più luminosa della costellazione dell’Orsa minore e da secoli il punto di riferimento della navigazione. E’ un vero e proprio faro nella notte, come l’amore di Harald e Jannike.

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