Laboratori Pisa per il sociale

Laboratori di artigianato a Pisa nel Carcere Don Bosco.

Sono le due del pomeriggio, entro nel portone del Carcere Don Bosco di Pisa. Primo laboratorio di falegnameria e riciclo. Attraverso i corridoi , deserti a quell’ora. Quattro pesanti cancelli si aprono e si chiudono alle mie spalle. Ci fermiamo a salutare il direttore, persona simpatica, pratica e disponibile. Mi guarda dritto negli occhi e , con espressione fraterna, mi fa gli auguri per il nuovo impegno non prima di avermi messo sull’avviso, “ occhio,i detenuti sono personaggi strani” , comprendo, annuisco ma sono sereno. In compagni a di Chiara, cara amica e psicologa in vari carceri italiani, proseguo verso il secondo piano dove si trovano alcuni detenuti che collaborano all’interno del progetto Prometeo. Il nostro trasferimento si interrompe per qualche minuto mentre lei scambia alcune battute con una collega. Io mi allontano un poco, è l’ora d’aria per i detenuti, mi affaccio alla finestra e vedo una ventina di reclusi che si rilassano sotto il pallido sole. Alcuni camminano, altri giocano sdraiati sul pavimento esterno con gli scacchi. Uno, da solo, viso tirato e barba incolta sta in disparte e in silenzio ma la sua espressione parla più di tante parole. Un elemento accomuna tutti quanti ,nessuno escluso, sono tutti africani o orientali.

Domando a Chiara se è la conseguenza di ciò che sta accadendo sulle nostre coste o se quella è l’ora d’aria riservata a quelle etnie. No, mi conferma che la maggior parte dei reclusi è straniera ed è un bel problema. Saliamo verso il nostro laboratorio e incontriamo una guardia penitenziaria molto affabile, ci confrontiamo e lui esprime il disagio che hanno molti sorveglianti di fronte a questa marea di stranieri che parlano lingue incomprensibili, loro non riescono a farsi capire e si innervosiscono e il personale di sorveglianza è come fosse in parte disarmato, non sa come affrontare molte situazioni. Le soluzioni ci sarebbero e innalzerebbero anche il livello culturale dei secondini ma questo appartiene ad un altra terra, roba da altro Pianeta, l’Italia è lontana e, intanto, loro, chissà quali trame potrebbero complottare!

Arriviamo in falegnameria , ad attenderci ci sono pochi detenuti già incontrati nella presentazione precedente, poi, alla spicciolata arrivano anche gli altri. Sono molto carichi , vogliono sapere che cosa ho portato da lavorare . Mi mostrano i lavori fatti nella settimana. Di li a poco arriva “ il radiologo” il detenuto albanese, jonny ( chissa se è il suo vero nome e come lo scrive..) , ha già fatto 22anni di carcere , soffre di disturbi psichici e si infila in ogni situazione creando confusione e ti osserva con lo sguardo fisso . Non è facile tenerlo alla larga senza offenderlo, senza emarginarlo, la sua espressione , sebbene condizionata dai farmaci, è eloquente.

Ho portato gli avanzi di legno che è servito per costruire l’asineria,dopo vari passaggi diventeranno dei fermalibri con il logo del nostro Paese dei Balocchi!

Sono tutti molto intraprendenti e hanno voglia di apprendere. Indico loro una sequenza esatta di passaggi da effettuare per ottenere il prodotto finito e cerco di creare varie operazioni manuali per coinvolgere la maggior parte dei partecipanti. Lavorano con entusiasmo e si divertono a vedere , piano piano, il formarsi di un qualcosa che ha una linea , una sua caratteristica rispetto al pezzo di partenza. Mostro loro come preparare i colori, come usare con cautela gli elettroutensili, come migliorare le varie fasi e tutti recepiscono con discreta velocità i consigli ricevuti. Due ore e una pausa caffè corrono veloci, qualche pezzo prende forma e qualche informazione in più raccolta in quel momento mi fa pensare su alcuni di loro, lunghe pene da scontare , ragazzi ventenni che si sono giocati un bel pezzo di vita. A noi spetta dargli fiducia, impegnare la loro mente e le loro mani per non sprecare questo tempo , lo sanno e fanno di tutto per dare un senso al loro tempo, alla loro detenzione. Ci salutiamo , li sprono a fare prove e a preparare il materiale semifinito per il prossimo incontro. Non c’è bisogno di motivarli oltre, domani saranno già impegnati per portare in fondo la lavorazione dei fermalibri e alcuni di loro mi chiedono di portare ancora più idee e materiale per la prossima volta” portane di più così possiamo lavorare per tutta la settimana” mi dice Sudokan, macedone e bravo ragazzo, troppo giovane per stare li dentro e , neppure per poco.

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