Trekking Lunigiana 2015

Camminata in Lunigiana 2015

Incantevole percorso di trekking in Lunigiana tra storia, paesaggi, racconti ed antichi itinerari.

camminata  Lunigiana 2015Un euro rappresenta il prezzo pagato per acquistare il piccolo libercolo “ Elogio dell’ozio” di Stevenson, al termine della visita del castello Malaspina di Fosdinovo.

Dieci euro sono quelli trovati in cammino e dati come giusto riconoscimento ad un abitante locale in cambio dell’aiuto fornito.

Cento euro sarebbero stati il valore da attribuire all’ospitalità e attenzione offerte dai soci di un sodalizio che ci hanno accolto nel loro suggestivo e moderno museo della Resistenza a Le Prade, piccolo villaggio della Lunigiana.

Questi, come altri episodi e situazioni vissuti nello scorso fine settimana in Lunigiana, rappresentano alcuni degli elementi significativi dell’esperienza appena conclusa e che si rifanno ad una modalità di fruizione del nostro tempo legata al viaggio lento.

Non il camminare come solo esercizio fisico, o una passeggiata fine a se stessa ma il viaggiare camminando per conoscere, per incontrare gli altri …e noi stessi.

18-19 aprile, il programma prospettato dalla nostra associazione invitava a fare escursionismo tra la Lunigiana e l’Appennino reggiano con la visita al sito archeologico dell’ “Omino del Sillara”, incisione rupestre molto antica.

Purtroppo però a volte, come in altri momenti della vita, i programmi saltano, specie quando il meteo e le abbondanti nevicate primaverili renderebbero difficoltoso l’avanzare sul terreno.

Optiamo per altro, lo scenario sarà quasi lo stesso, ma vissuto qualche centinaio di metri più in basso. Scenderemo di altitudine ma non calerà il livello d’interesse storico e paesaggistico e le condizioni meteo non potranno condizionarci troppo.

Sarà una “prima”, quella che a me piace di più, un itinerario di scoperta, un’ avventura.

Immagineremo di ripercorrere, idealmente, un’antica via di pellegrinaggio che collegava Luni a Lucca, forse lo stesso percorso che si narra nella leggenda del viaggio medioevale che portò il “ Volto Santo” dal mare a Lucca.

Alla partenza di questa camminata in Lunigiana siamo in tre, ho predisposto un programma di massima, ma dentro di me c’è la convinzione e la consapevolezza che lo vivremo momento per momento lasciandoci guidare dagli eventi, dall’istinto, senza preoccuparci di quale sarà la meta finale. Questa non sarà così determinante. Ciò che conta sarà quello che sta in mezzo, tra l’inizio e la fine, e come lo vivremo.

Sarzana, ore 8,00. Arriviamo con il treno alla stazione, sta cadendo una pioggerellina che saluta l’inizio della giornata. Poco male, stava nelle previsioni, saremo solo costretti a sudare un poco di più dentro le nostre giacche.

A quell’ora la suggestiva cittadina è ancora deserta , i negozi sono chiusi e regna un grande silenzio. Ci incamminiamo nel corso principale, sgombro di ogni ostacolo e mezzo, per una visita ai monumenti .

Il primo tratto del percorso che intraprenderemo ricalcherà la via Francigena , in direzione sud.

Iniziamo a salire, prima verso la fortezza Firmafede, struttura suggestiva e ben conservata , spesso usata per gli eventi culturali poi arriviamo alla chiesa di S.Francesco, l’antico luogo di culto, comprendente il chiostro, che mi ha già ospitato alcuni anni prima, durante il mio cammino dall’Islanda a Roma. Poco più avanti il percorso diventa ancora più suggestivo, si cammina su un antico selciato che ci porterà alla Fortezza di Sarzanello che si erge sulla collina in posizione dominante. Manca ancora qualche metro da percorrere per arrivare al fossato che circonda la costruzione; l’acciottolato reso viscido dalla pioggia, il respiro che si fa pesante a causa dell’umidità concentrata nell’aria e il silenzio ci spingono ad osservare tutto ciò che si presenta davanti ai nostri piedi e, ad un certo punto, i miei occhi cadono su un pezzo da dieci euro, ancora qualche passo e …altri cinque euro. Li prendo e i due compagni di viaggio, Renzo e Mariacristina, mi guardano con un espressione tra lo sbigottito e il rassegnato.

“ No, non è possibile, mi dicono, anche oggi?! Ogni volta che ci mettiamo in viaggio trovi del denaro!”. Ne parliamo e io do una mia interpretazione ma Mariacristina fa altre considerazioni interessanti che scendono in profondità. Chissà, è un segno, una risposta ad un mio percorso? Forse… L’episodio, riletto alla luce di quanto vissuto nei due giorni di cammino e nel finale che è maturato, un senso ce l’ha di sicuro, …nulla viene per caso!

Proseguiamo la marcia raccontandoci aneddoti e confrontandoci sulle esperienze vissute mentre, di fronte a noi, scorre un paesaggio interessante. La stagione è all’inizio, fino a qualche giorno fa le temperature erano basse ma, ora con il primo sole, tutto fiorisce, mille sfumature di viola e rosso si alternano al bianco dei fiori sugli alberi da frutto. Oggi, poi, tutto è reso ancora più suggestivo dalla pioggia che a tratti cade lentamente, tutto si esalta con le gocce d’acqua che impreziosiscono foglie e fiori. Superiamo alcuni borghi e intorno all’ora del pranzo arriviamo a Fosdinovo. Per tutti e tre è una vera riscoperta, erano decine di anni che non salivamo al borgo fortificato. Entriamo tra le sue strette vie pensando a cosa sarà cambiato in tutto questo tempo, e nonostante ciò i ricordi sono ancora vivi, ci rendiamo conto che è la situazione è quasi immutata. Al castello sta per iniziare la visita guidata che non avevamo preventivato e, nonostante l’ora, decidiamo che la fame può aspettare, la curiosità no. Entriamo, una signora locale che fa le mansioni di guida ci accompagna nelle stanze del castello e con linguaggio e osservazioni colorite ci descrive i tempi d’oro dei Malaspina. La visita ci impegnerà per più di un’ora e si rivelerà interessante ad eccezione di alcune situazioni un poco grottesche, in cui la guida, che non si capisce se ci fa o ci è davvero, vuole farci sentire il battito del cuore di un antenato attraverso indecifrabili movimenti di un vecchio letto. Proviamo, un po’ per provocare un po’ per difficoltà a comprendere, a mettere in dubbio quanto asserisce ma la sua reazione ci consiglia a non insistere. La salutiamo lasciandola con i suoi fantasmi, pane quotidiano di una guida improvvisata che sa vendere bene il suo sapere. Si riparte, si sale di quota e il paesaggio lentamente cambia, il meteo appena. Qualche impercettibile apertura nel cielo plumbeo lascia filtrare il calore tiepido del sole e i boschi di castagno, che hanno sostituito gli ulivi delle quote inferiori, ancora spogli, proiettano deboli ombre sul terreno. Il paesaggio si apre, le valli meno incassate lasciano il posto a splendidi pascoli e alle nostre spalle si gode la vista su Fosdinovo che si allontana. Superiamo Gignago e arriviamo a Giucano, caratteristico borgo con resti delle antiche mura, di una porta molto ben conservata e di una atipica architettura provenzale che spicca tra gli altri edifici di sasso della piazza principale. Osserviamo la cura delle abitazioni e i positivi tentativi di restauro con rivisitazioni moderne di alcuni edifici che, nella nuova veste, ben si integrano nel contesto esistente. Gli abitanti sembrano eclissati , nonostante siano le 15 di sabato ma, in compenso, le vie sono presidiate da un esercito di miti felini.

Usciti dal paese facciamo i primi incontri, una coppia con i loro cani che camminano tra le balze coltivate. Uno dei loro quattro zampe, di nome Bò, sarà l’aiuto guida per il programma rimanente e per quello del giorno successivo. Sfidando i diritti di proprietà dei suoi simili ci accompagna fino all’agriturismo dove abbiamo prenotato per la notte.camminata  Lunigiana 2015

L’accoglienza dei proprietari , Gianni e Cristina , non smentirà la prima impressione che avevo avuto tempo indietro al telefono. Cordiali e affabili ci mostrano le nostre stanze arredate con semplicità e gusto come con sapienza e rispetto della sua storia hanno ristrutturato il mulino che è oggi sede del bioagriturismo. Nei terreni intorno incontriamo animali domestici di varia specie e salutiamo con piacere un incontro annunciato, quello con gli asini. Renzo è subito colpito da Giorgia, giovane meticcia incrociata con un equide di razza amiatina e la mente, in un attimo, corre all’idea di portare un terzo elemento nella nostra asineria ma il sogno svanisce subito vista la resistenza dei proprietari alla vendita .

Cristina mi accompagna nella visita del mulino e mi racconta la sua storia mentre, nel frattempo, ci raggiunge l’uomo tutto fare, un trentenne di nome Rosario ma che ribattezzerò di lì a poco Ros, durante una conversazione in cui cerchiamo di convincerlo a fare esperienza all’estero con l’associazione di cui fa parte e che gli ha permesso di fare attività di volontariato presso il mulino. Non riusciamo a portargli valide motivazioni e lui, da buon napoletano, riesce a venirne fuori alla grande. Per lui, ci dice, la Toscana è già estero, non pretendiamo di più…

Gianni, sguardo un poco guascone e baffo alla D’Artagnan, sarà il cuoco di una fantastica cena vegetariana. Siamo i soli ospiti e ciò sarà per noi una fortuna perchè i proprietari e Ros, nello spirito della loro scelta di vita e del luogo che promuovono, si siedono al tavolo con noi . Questo bel momento conviviale aprirà una lunga conversazione, ogni tanto bagnata da liquori di loro produzione che animeranno i vari contributi. Solo la consapevolezza di ciò che avremo da percorrere il giorno dopo ci obbligherà a tenere l’orologio sotto controllo per una sera che poteva diventare molto più lunga.

Domenica 19, sveglia mattutina e stato del cielo invariato, nuvoloso. Ricca colazione, ultimi saluti alla compagnia della Colomba e si parte. Risaliamo brevemente i passi del giorno prima per tornare a Giucano. Da lì prenderemo altra direzione, non prima di avere incontrato la nostra aiuto-guida, Bo. Il paese ancora più deserto e silenzioso ci lascerà con un interrogativo per ora irrisolto, quale sarà stata la storia di quell’insolito edificio provenzale? Si scende nel bosco aggirando il borgo e si raggiunge il letto del torrente, i segnali del sentiero si fanno incerti ma le tracce lasciate dall’uomo e dagli animali ci guidano su un percorso dettato dalla morfologia del luogo . Saranno decine le volte che passeremo da una sponda all’altra del corso d’acqua, ogni tanto le pareti si stringono dando l’impressione di essere in un piccolo canyon e la sensazione di vivere una bella avventura accompagna i nostri passi. La parte finale ci obbliga a risalire il fianco della montagna e alla fine sbuchiamo alle Prade, primo obbiettivo raggiunto. Bo, intanto, non ci ha mollato un attimo, sempre al nostro fianco ma ora è il momento di allontanarlo. Sicuramente è uscito dal suo territorio e il fatto di avere attraversato il torrente gli impedirebbe di ritrovare la strada di casa. Ormai siamo davanti al piccolo museo della resistenza e decidiamo che la sua passeggiata domenicale fuori porta deve finire, telefoniamo al numero che ha sulla medaglietta e segnaliamo al suo padrone la posizione per recuperarlo, lo lasceremo in custodia ai ragazzi del museo.

Ci avevano parlato e avevo letto di questo museo interattivo sulla resistenza in quei luoghi ma non avrei immaginato tanto. Una vecchia colonia costruita dai partigiani su una donazione fondiaria del dopoguerra e che ha ospitato tanti bambini fino agli anni 70. Un contesto molto bello, un castagneto come scenario e al centro questo semplice edificio. Dopo, come accadrà per altre simili strutture, è arrivato l’abbandono, forse complice il cambiamento dello stile di vita italiano. Poi la lungimiranza di alcuni e del primo sindaco di Sarzana del dopoguerra spingeranno a considerarne il restauro per ricordare e valorizzare un territorio che ha pagato con numerosi tributi umani la resistenza all’occupazione tedesca.

Saliamo verso l’ingresso e ci viene incontro un giovane che ci accoglie con grande calore e simpatia. Proprio oggi, nella domenica prima della ricorrenza del 25 aprile, si svolge una camminata rievocativa e il museo è aperto. Non solo, è stata preparata una abbondante colazione per i partecipanti e anche se siamo arrivati tardi e con altre mete, veniamo invitati a prendere quanto ci viene offerto. Entriamo nel museo e Alessio, il volontario che ci ha accolto, ci mostra con quali principi è stata ideata e realizzata la mostra. Potevamo pensare ai soliti cimeli e documenti ingialliti, nulla di tutto questo ma molto di più. Un grande bancone dove poggiano virtuali libri mastri e un grande pannello dove sono proiettati i volti di persone che raccontano la loro testimonianza diretta delle lotte partigiane e dei fatti accaduti, basta passare la mano sulle pagine del libro e i loro volti si animano, la fonica trasmette la voce narrante e sul libro scorrono le immagini dure e forti del periodo bellico. All’uscita, ci complimenteremo con i ragazzi che gestiscono il museo e che hanno sviluppato molti altri eventi culturali di valido spessore che animano le serate estive di questi luoghi quasi sconosciuti. Mi rimetto lo zaino e la mente torna alla fortuita scoperta dei dieci euro, ripenso ai giorni precedenti al nostro viaggio e agli anni appena trascorsi e quel denaro un senso ce l’ha…

Salutiamo Bo, ci rimettiamo in marcia e arriviamo a Pulica attraverso piste forestali che si addentrano nei boschi. Un bel borgo, con diverse abitazioni che si allineano creando un lungo corridoio di muri di sasso che alla fine quasi si toccano. Tante le edicole e le iscrizioni ad avvalorare la tesi che attraverso quei luoghi passasse un’antica via di pellegrinaggio. Facciamo una sosta breve, ma sufficiente per reintegrare le energie. Abbiamo ancora molta strada da percorrere e la necessità di arrivare in tempo alla stazione ferroviaria per prendere il treno per tornare a casa. La fretta di proseguire, di arrivare, i chilometri mancanti, le ore da camminare non saranno nemmeno accennati, non è il caso , la meta non è l’aspetto fondamentale ma è costruire un bel viaggio , un esperienza interessante, nello zaino ci sono ancora la soluzione B e la C, vedremo…

Così ci rimane il tempo per ascoltare qualche breve aneddoto di un abitante locale che ci ragguaglia su qualche località da raggiungere attraverso i percorsi che un tempo faceva per andare dalla morosa.

  • Trekking lunigiana 2015

Ci attende una parte del percorso che per qualche aspetto sarà la meno interessante dal punto di vista del paesaggio, una lunga discesa e poi risalita di un valloncello boscoso e incassato che non permette di vedere molto ma che non impedirà inaspettati incontri. Uno in particolare, quello con un asino pezzato dal naso insolitamente rosato. Renzo è in testa al gruppetto e lo vede per primo, l’asino che doveva essere digiuno di relazioni da qualche giorno, dà una ragliata che la sua faccia sarà tutta un tremore, un saluto e un ringraziamento che era tanto tempo non si sentivano. Perfino il suo padrone si avvicina per vedere cosa accade seguito da altri sei asini di varie altezze e mute. Alla fine, superati boschi, fiumi e altri villaggi arriveremo a Cecina, piccolo borgo della Lunigiana che guarda già verso la Garfagnana. Ora il paesaggio è decisamente diverso e dopo due giorni di colline siamo al cospetto delle Alpi Apuane, quelle settentrionali, più ardite e spettacolari. A contrastare le pareti aspre del calcare apuano si ergono i profili più morbidi e lineari del magico Appennino ancora macchiato di neve nelle piccole gole che scendono dai crinali . Se da una parte il vallone che avevamo risalito non ci aveva entusiasmato, una valida motivazione per continuare il nostro camminare ce l’aveva data il silenzio intorno e la voglia di confrontarci su molti temi. Momenti di silenzio e riflessione si erano alternati a lunghe conversazioni alleggerendo le ore di cammino che si erano consumate.Trekking lunigiana 2015

A Cecina incontriamo alcuni abitanti che si meravigliano del viaggio intrapreso e della capacità di avere percorso sentieri ormai chiusi dalla vegetazione e dall’abbandono. Dopo un rapido consulto e vista l’ora, decido che sarebbe impossibile arrivare in tempo in stazione. Abbiamo già vissuto una bella esperienza , ci ha dato tanto e altro non è il caso di pretendere, né dalle nostre gambe , né dalle nostre menti ormai stanche. E’ ora di spendere i dieci euro. Mi avvicino al boscaiolo con cui avevamo scambiato alcune battute poco prima e spiego la situazione, attendiamo con pazienza e, alla fine, decide di accompagnarci in stazione

Dieci saranno i chilometri da percorrere con la sua auto carica di ogni attrezzo, tante le curve affrontate e dieci saranno gli euro che non voleva prendere per accompagnare “ tre giovani campeggiatori”, come dirà al telefono alla moglie che lo interpellava con una sequela di domande che facevano immaginare una certa diffidenza sulle trasferte del barbuto consorte lunigianese.

Uno, dieci , cento motivi si possono sempre trovare per mettersi in viaggio.

Trekking Lunigiana 2015 scritto da Nino Guidi

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5 Comments

  1. Molto bello questo articolo sul trekking in Lunigiana, viene propria voglia di venirci. Contattatemi perchè gradirei maggiori informazioni.

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