IL FRUTTETO INCANTATO

Nei frutteti dalle foglie frondose mille cose pulsano come stelle

C’era una volta la magica terra di Volund. Ogni giorno Volund era imporporata dalla luce del sole, che a fatica sembrava volersi spegnere, tuffandosi nell’ immenso oceano Harsal. Al tramonto, una splendida e pallida luna, mai vista così grande, candidamente poggiava su quello specchio d’acqua, dai riflessi d’argento.

Era allora che ogni notte d’improvviso appariva un tortuoso sentiero, il quale si apriva a un incantevole frutteto.

Ma un grande mistero lo infittiva, perché chiunque desiderasse coglierne un frutto non vi riusciva. Così accadde al giovane Loki, che per primo tentò quella che presto divenne per tutti una grande avventura.

Il giovine, dai capelli colore della notte, tese il braccio per cogliere un piccolo grappolo di uva bianca che pendeva dalla vigorosa vite. Ma come per incanto un’aura d’oro rivestì il tralcio di vite e Loki dovette solerte ritrarre la mano. “Forse è la luna che come una lampada in piena notte mi offusca la vista”. Così i suoi occhi caddero su un falcetto a forma di mezza luna poggiate sul fresco terriccio alla sua destra. “Qualcuno lo avrà dimenticato” si disse e decise di tentare ancora una volta. Poggiò una mano sotto il grappolo e con l’altra lo recise in modo deciso dalla lussureggiante vite.

Ma il ramo divenne d’oro e un tralcio d’edera gli avvolse il braccio. “Ma come è possibile!” Così Loki, deluso, andò via.

Ormai tutto il paese sapeva dello strano sortilegio che aleggiava in quel frutteto.

Come un labirinto magico conteneva infinite diramazioni e vicoli ciechi, ma chiunque ne cogliesse i suoi frutti, inevitabilmente diventavano d’oro.

Ricco di una lussureggiante vegetazione, vi erano frutti di ogni sorta, delicati rami di pesco, succose mele, fiori di ciliegio dal rosa pallido.

Il re di Volund di nome Avandvhar, aveva da poco compiuto il suo 40° compleanno.

Questi sedeva solo e triste al trono, poiché non si era mai sposato.

Dall’indovino di corte gli era stato un giorno predetto che avrebbe trovato moglie solo quando lo strano sortilegio che aleggiava sul frutteto si sarebbe sciolto. Così un giorno decise di bandire una gara.

Qualunque abitante del regno, uomo o donna che fosse, sarebbe divenuto il proprio erede al trono qualora fosse riuscito a cogliere un solo frutto dal frutteto incantato.  Molti giovani intraprendenti si cimentarono nell’impresa, ma i loro tentativi si rivelavano inutili.

Un forte vento allontanò i rami di pesco da chi aveva tentato di avvicinarsi.

Un merlo col suo becco giallo allontanò un nuovo avventuriero, che voleva dissetarsi con una rossa melograna.

Un fulmine allontanò un uomo dall’imponente chioma di un ippocastano, i cui fiorellini bianco-rosati come candelabri risplendevano nel verde.

Un giorno, in una delle splendide e rischiarate notti di luna, si trovò a passare una giovine fanciulla dai lunghi capelli dorati, splendida come una ninfa.

Come gli altri, anche la giovine fanciulla rimase sorpresa alla vista di quello splendido frutteto.

Sembrava avesse camminato molto a lungo e decise di riposarsi all’ombra di un ciliegio. Dietro di lei la seguì la voce di un giovine, il cui volto si celava tra l’ombra fitta degli alberi: “Non dovresti stare qui, il frutteto è stregato” le disse. “Cosa? Tu chi sei”? Rispose lei con voce fioca, come la luce fra loro. “Mi chiamo Eltanin, non conosci la storia di questo frutteto? “Cosa dovrei sapere?” “E’ incantato, nessuno può coglierne i suoi frutti. Tranne questo ciliegio è l’unico a non fiorire mai”.

La ragazza così si avvicinò al tronco del ciliegio e lo accarezzò, abbracciandolo.

Una fittissima nebbia avvolse di un tratto tutto il frutteto. I rami del ciliegio divennero braccia che avvolsero la fanciulla, e il suo corpo mutatosi in tronco, scomparve per sempre con esso.

Una temibile strega aveva tenuto lontano i due giovani amanti, tramutando lui in albero di ciliegio.

I due si fusero in uno solo e l’albero tornò a fiorire.

Fu in quello stesso istante che un soffio di vento spalancò le finestre della stanza regale, sollevando le tende in damasco antico. Il fruscio destò il sovrano e gli parve di vedere in sogno il viso di una giovine donna dai capelli dorati.

Così richiuse nuovamente gli occhi, avvolto dal manto della notte.

Il giorno seguente, il re mentre passeggiava lungo il frutteto, incredulo incontrò la ragazza del sogno, che divenne la sua sposa.

Il volto della regina Driope ricordava tanto quello della misteriosa fanciulla.

Grande festa fu di nuovo nel regno. Dalla loro unione nacque il giovane Thuban, dal nome della stella della costellazione del Dragone.

La leggenda narra delle Esperidi, quattro bellissime ninfe tramutate in alberi da frutto per proteggere il loro giardino incantato.

Nessuno seppe più niente della fanciulla, nessuna l’aveva mai più vista. L’incantesimo del frutteto fu sciolto, e si dice che chiunque passasse davanti quell’ormai rigoglioso albero di ciliegio, dal fruscio delle sue fronde, potesse quasi sentire il respiro dei due amanti.

 

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