Storia educativa: LA MIMOSA PROFUMOSA

Favole educative per bambini

Nel grande vivaio del paese c’era un gran fermento, poiché stava per arrivare il famoso giudice Rubell, conosciuto da tutti per la sua severità nei giudizi, ed avrebbe scelto gli alberi che a suo avviso potevano prendere parte alla gara annuale per le piante più belle.

“Di sicuro sceglierà me” si pavoneggiava in tutto il suo splendore un magnifico albero di mimosa, i cui fiori gialli scintillavano come piccole stelle in una notte senza nuvole.

“Sì sì, certamente vincerai tu” le facevano eco tre piantine di gerani che le stavano vicine, “Sei bellissima, nessuna ti eguaglia”.

Erano già quattro anni di fila che il proprietario di quel vivaio riusciva a vincere la competizione, che era conosciuta in tutta la nazione anche perché il premio era ghiotto: oltre ad un trofeo, un articolo sul più rinomato giornale locale e anche un bell’assegno di diecimila dollari, e di sicuro questo faceva gola a tutti.

Rubell iniziò ad esaminare attentamente ogni pianta, ogni foglia, ogni fiore, quasi le guardasse al microscopio e loro poverine, spaventate dall’atteggiamento di quell’uomo così severo, quand’era il loro turno trattenevano quasi il respiro. Passato oltre sospiravano per lo scampato pericolo, anche se non c’era nulla di cui aver timore.

Erano trascorse più di due ore quando Rubell terminò il suo giro e si rivolse al proprietario con fare truce e seccato: “C’è solo un albero passabile tra tutte queste piante” e indicò la mimosa che si era pavoneggiata, “Domani mattina la porti alla gara”.

“Certo, non mancherò!” esclamò soddisfatto il proprietario del vivaio, pensando di avere  già la vittoria in tasca.

Giunse il mattino e nel luogo della gara c’erano già contadini, agricoltori e giardinieri con i loro arbusti, quando arrivò la bellissima mimosa a fare la sua “bella” figura in mezzo a loro. Era davvero unica. Maestosa, ricolma di fiori gialli che dondolava apposta ad ogni alito di vento per farsi notare ancora di più.

Tra le tante piante si faceva notare, ma al contrario per il suo aspetto grottesco, un altro albero di mimosa. Messo lì in un angolino, quasi per sbaglio, dal suo proprietario.

L’imponente mimosa, notando quel piccolo arbusto della sua stessa specie, con rami smilzi e pochi fiori, esclamò stupita: “E tu che cosa saresti, uno scherzo della natura? Mi vergogno per te. Non dovresti neppure stare qui, mi fai ribrezzo!” e si girò per non vederlo.

Alcuni alberi che si trovavano in prossimità delle due piante, che avevano assistito alla scena e udito le frasi, iniziarono a sostenere la bellissima e imponente mimosa, rincarando la dose di sproloqui sulla piccola indifesa piantina che nulla aveva fatto, se non essere solo se stessa.

Ridendo tutte assieme a crepapelle, c’era chi le soffiava addosso foglie secche portate dal vento, altre le buttavano terra bagnata per sporcarla tutta e infine c’era chi continuava a ridicolizzarla per il suo aspetto a dir poco curioso e stravagante.

La piccola mimosa non sapeva che fare e diceva loro: “Perché mi fate questo? Sono anch’io una pianta, proprio come voi!”.

“Come me non credo proprio!” esclamò altezzosa e stizzita la bellissima mimosa. “Vattene via questo non è il tuo posto, sei solo uno scherzo della natura, nulla più”. E sbattendo uno dei suoi rami le fece cadere addosso alcuni dei suoi vistosi capolini globosi sferici e aggiunse ridacchiando “Questo è un regalo per te!”.

Un coro di risate si propagò nell’aria, mentre il piccolo arbusto, scoraggiato e demoralizzato, chinò i suoi pochi rami quasi a volersi lasciar andare.

E fu proprio in quell’istante che qualcosa di singolare accadde cambiando la sorte di tutti, e facendo sì che quel giorno sarebbe stato ricordato.

In quel trambusto, infatti, gli alberi non si erano accorti che il famigerato e irreprensibile Rubell, assieme agli altri giudici, avevano iniziato da tempo ad esaminare le piante in gara, loro comprese.  Peccato però che erano così impegnate a schernire la piantina che non se ne erano rese conto.

Quando si udì un suono stranissimo, simile ad un sibilo: “ Siiiiiiiiiiii….”

tutti si girarono e videro il corpulento Rubell inginocchiato come a pregare e gli altri giudici con le lacrime agli occhi.

Esterrefatti gli alberi non capivano che cosa era accaduto. L’unica cosa certa era che tutte le persone si trovavano dinanzi all’arbusto deriso dalle altre piante. Perché mai?

Di corsa fu chiamato il possessore del vaso, che non comprendeva il motivo di quell’agitazione.

“Si rende conto di che cos’ha qui?” esclamò paonazzo Rubell.

L’anziano signore guardava i volti di quella gente agitata per chissà quale motivo e cominciò a temere il peggio. Mille pensieri confluirono nella mente del pover’uomo il quale, credendo di aver commesso chissà quale pecca verso il regolamento, con un filo di voce esclamò: “Ditemi dove ho sbagliato e vedrò di rimediare”.

Una risata esplosiva uscì da Rubell, che abbracciò l’uomo così forte tanto da stritolarlo, e disse o meglio urlò “Non ha capito nulla!”.

I giudici presero la piccola mimosa dall’aspetto buffo e la proclamarono vincitrice dell’anno, con gran sorpresa degli astanti.

Alla vivace protesta degli agricoltori, contadini e di tutti coloro che avevano portato piante stupende, i direttori di gara spiegarono l’attribuzione del premio.

“Voi vedete solo l’estetica: l’armonia, la piacevolezza, la robustezza, la rigogliosità, la sinuosità, la ramificazione etc… e naturalmente in questa pianta, tutti questi aggettivi è ben difficile trovarli”. Rubell si fermò un momento e, serio, guardò negli occhi le persone che aveva dinanzi. “Una pianta può essere molto più di questo. Di fronte a noi abbiamo una rarissima specie di mimosa, difficilissima non solo da trovare ma anche da coltivare. È vero che fa pochi fiori, ma oltre ad essere molto aromatici hanno proprietà curative straordinarie. Ecco perché l’abbiamo premiata”. Dopo qualche secondo di silenzio alzò l’arbusto ed esclamò: “Signori, vi presento la Mimosa Profumosa, vincitrice di quest’anno”.

 

Benché non troppo convinti, gli altri partecipanti acclamarono l’anziano che aveva vinto il premio, e si propagò nell’aria il fragore delle mani che cominciarono ad applaudire, mentre le altre piante si guardarono frastornate e incredule.

 

Nel piccolo paese quel giorno non fu mai più dimenticato perché, non solo lo strano arbusto aveva fatto guadagnare il premio al suo proprietario ma, data la particolarità, aveva portato lustro al luogo, e tantissimi turisti venivano adesso da tutto il mondo per vederlo, facendo così guadagnare un po’ tutti.

Cosa più importante però, aveva donato una grande lezione di vita, e cioè che la diversità non va beffata, ma rispettata.

Questo concetto fu capito proprio da tutti, tanto che alla fine gli alberi si vergognarono di quello che avevano fatto la mattina della gara. Per di più in questo caso in cui la piccola mimosa, “ritrovatasi” importante, non si era inorgoglita ma era rimasta la semplice piantina timida e goffa, adesso amata da tutto il mondo.

 

AUTRICE: Dora Millaci

 

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