Cosa vedere nei dintorni di Pisa

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Cosa vedere nella provincia di Pisa

Guida dintorni di Pisa: gratuita, multimediale con video, foto giroscopiche

Cosa vedere nei dintorni di Pisa è una guida gratuita con un escursus sulle città da visitare vicino Pisa. In cosa vedere nei dintorni di Pisa in 1 giorno, potrete visionare la relativa mappa di Pisa e dintorni con itinerari turistici su tutta la provincia di Pisa.

 

DAI MONTI AL LITORALE PISANO

Cosa vedere nei dintorni di Pisa: Museo Nazionale della Certosa Monumentale di Calci

CALCI:La certosa di Calci, vecchio convento medioevale, comprende oggi il “Museo di Storia Naturale e del Territorio“. All’interno di esso, si possono visitare cose molto interessanti. L’evoluzione delle epoche, dalla preistoria ad oggi, l’uomo e le sue scoperte, l’astronomia…ma anche le pietre antiche, i minerali scoperti dall’uomo nelle vecchie miniere, che poi sono diventate le pietre preziose di oggi, oppure i giurassici animali dalle dimensioni enormi. Si vedono, infatti, grossi scheletri dei giganti paleozoici ( i dinosauri, i brontosauri e tutti i vecchi animali). In questo periodo, adatto alle gite scolastiche, si possono visitare le mostre sul “Geomorfo”, ovvero la morfologia della Terra ed il suo cambiamento negli anni.

Il museo è uno tra i più antichi del mondo, nacque come galleria per volontà di Ferdinando I dei Medici intorno al 1500 dc, ad oggi raccoglie più di 400 anni di storia della ricerca scientifico-naturalistica. Tra le collezioni più interessanti troviamo una delle più grandi raccolte di scheletri Cetacei in Europa collocata nella parte alta di un ala dell’ex monastero dalla quale si ha una vista molto suggestiva su tutto il territorio circostante. Il museo comprende anche collezioni di Fossili e Minerali.

Tutte le esposizioni si trovano all’intero della Certosa di Calci. La struttura in se e per se merita di essere vista, si tratta di una spettacolare opera architettonica in stile Barocco, realizzata dall’architetto Nicola Stassi, con all’interno affreschi di grandissimi artisti dell’epoca, come ad esempio Giovanni Battista Tempesti che raffigura San Ranieri Patrono di Pisa nell’omonima Cappella, oppure Jacopo Vignali che lasciò il segno del proprio passaggio con la tela ” Il Santo “.
Insomma, uno spettacolo senza euguali che solamente la provimcia di Pisa può regalare, un posto adatto a tutti, bambini adulti ed anche persone anziane dove passare un giorno all’insegna della cultura e della natura.

Nel 2016 è stato inaugurato il nuovo “Acquario di Calci” all’interno Museo di Storia Naturale. Sarà il più grande acquario d’acqua dolce d’Italia, dove già vi erano piccoli acquari con numerevoli specie di pesci e dove si poteva venire a contatto con tutta la storia del nostro pianeta, fin dai tempi, appunto, preistorici, adesso ci sarà anche l’acquario di acqua dolce e, con i suoi 60.000 litri di capienza nelle varie vasche, attirerà turisti da gran parte del mondo. Saranno visibili, infatti, pesci tropicali di molte zone del pianeta, dall’Europa all’Asia, all’Africa e le Americhe.

 

 

Ecco alcune città da visitare nei dintorni di Pisa

A soli 15 minuti da Pisa troviamo Marina di Pisa,
con le sue fitte pinete e molteplici spiagge ha ispirato alcune strofe di grandi poeti e scrittori italiani come Gabriele D’annunzio che se ne innamorò talmente tanto da comprarvi una villa. Marina di Pisa è ricca di Ville Liberty perchè molti della nobiltà toscana pur di stare vicino al Re pensarono bene di costruirsi bellissime ville vicino la tenuta del re (Parco di San Rossore). Degni di nota sono anche i caratteristici Retoni dei Pescatori a Bocca d’Arno, che meritano sicuramente una foto.


Marina di Pisa offre delle splendide passeggiate dei tramonti mozzafiato e se siete amanti della cucina di pesce avrete l’imbarazzo della scelta in quale ristorante mangiare. Poco lontano dal centro e raggiungibile a piedi si può arrivare alla foce del fiume Arno che conserva dei tesori inestimabili e veramente difficili da vedere altrove, Gli antichi “retoni” dei pescatori ancora funzionanti.Per chi è in cerca di un po’ di vita notturna, durante il periodo estivo Marina di Pisa è sicuramente una meta consigliata, sono molti i bar sulla spiaggia e le discoteche disponibili durante la bella stagione.

 

Cosa vedere nei dintorni di Pisa: Pastificio Martelli

Antico pastificio di Lari

Per chi si trova a Pisa, potrebbe essere molto piacevole fare tour presso il pastificio Martelli di Lari. Come da disciplinare la pasta viene realizzata con grano duro della Toscana. Le trafile sono di bronzo e questo garantisce una ruvidezza della pasta idonea per permettere a qualunque tipo di sugo di adrire alla superficie.
Presso l’antico pastificio Martelli è possibile vedere dal vivo i processi di realizzazione della pasta di qualità.

Per info: mail: vallibonci@libero.it o whatsapp +393381154604

 

 

Cosa vedere nei dintorni di Pisa: Uno dei pochi armaioli storici d’ Italia

L’armaiolo storico: Giorgio Salvadori di Lari

Se durante il vostro soggiorno a Pisa volete provare l’esperienza unica di tornare indietro nel tempo di 2000 anni e di rivivere i procedimenti adottati dagli armaioli del Medioevo, non potete perdere una visita organizzata all’ armaiolo storico Giorio Salvadori.
Il video realizzato dalla staff Happy New Life non è nulla rispetto a poter vedere dal vivo la passione che il Sig. Salvadori sà trasmettere.
Nella sua bottega sono presenti diverse armature e disegni che hanno segnato la storia dell’evoluzione delle armi bianche e delle armature in Toscana.
In tutte le visite il sig. Salvadori sarà sempre presente e sarà capace di svelarvi gli antichi segreti degli armaioli storici altresì sarà lieto di rispondere alle vostre domande sull’aromento.


Informazioni utili: Indirizzo:  Via Panattoni 1,   Lari di PisaTel: whatsapp +393381154604Mail: vallibonci@libero.itOrari: Solo su prenotazione.

 

Cosa vedere dintorni di Pisa: Il castello di Lari

monumenti pisa il cstello di lari
LARI: Antico borgo con il Castello dei Vicari( visitabili le prigioni e le sale) del 1200. Palazzo Pretorio(1500) e Cappella del Buontalenti( antica bottega d’arte del Della Robbia) Chiesa dei SS. Maria e Leonardo, Oratorio della Madonna della Neve (1633) Chiesa del Carmine(1700) . Ville Curini-Galletti e Bendinelli(1700). A Maggio Sagra delle Ciliegie, Settembre Larigiano a Dicembre Presepe vivente.
Di origine etrusca, forse dal nome “Lars”, come Lars Porsenna, Lari preserva una rara doppia cinta muraria con tre porte d’accesso: la Porta Fiorentina con gli stemmi dei Medici, la Porta Pisana e la Porta Volterrana, che aveva un ponte levatoio. All’interno delle mura, piccole scalinate e ripide salite in pietra portano al borgo che incornicia l’imponente muro difensivo circolare dell’antica Rocca. Grazie all’estrema robustezza di questo altissimo muro, il castello di Lari in secoli di tentati assedi si è guadagnato la reputazione di castello inespugnabile. Il castello, ben conservato, un tempo fu posseduto dalla nobile famiglia Upezzinghi, padrona di tanti terreni nella regione. Sulle mura affacciate sul cortile interno ci sono tutti gli stemmi dei Vicari che si sono succeduti negli anni in cui la rocca è stata sede di vicariato. All’interno, si possono trovare affreschi di artisti illustri come Andrea da Pisa e frà Bartolomeo, nonché le carceri e il salone dei tormenti. La leggenda vuole che nelle stanze del castello abiti il fantasma del Rosso della Paola, prigioniero politico dei primi del novecento. Pare che venga fuori ogni anno nell’anniversario della notte della sua morte, verso la metà di dicembre. Lari è rinomata anche per le sue ciliegie: ben diciannove le qualità autoctone di ciliegie presenti sul territorio.

Cenni storici:

E’ importante precisare che intorno al Mille per talune località spesso si parla di districtus che, “se collegato a castrum sta a significare l’esistenza di un dominio signorile” il quale, lo ripetiamo ancora, poteva essere sia di natura laica che ecclesiastica. È opportuno ricordare altresì che nel tardo Medioevo, anche nelle carte pubbliche, quando si parlava di ‘castro’ si intendeva un agglomerato urbano provvisto quasi sempre di una chiesa e cinto da una qualche difesa che poteva essere costituita anche da una robusta palizzata in legno mentre si appellavano ville quei raggruppamenti abitativi privi di una qualsiasi difesa ancorché dotati di un proprio edificio ecclesiale. Per quanto concerne Lari, ad esempio, con il vocabolo ‘Castello’ si intendeva la cerchia muraria e il Borgo sito entro tale struttura mentre si appellava ‘Villa’ quella località con un modesto agglomerato urbano posta in ‘Villa Fonda’ facente capo alla Chiesa di San Niccolaio, oratorio ubicato in vocabolo Volpignano.
Il castello di Lari intorno al Mille era posseduto da facoltose ed antiche famiglie di feudatari fra le quali spiccano quelle di Ildebrando del quondam Alchero (la cui proprietà, che per volere del padre, fu donata dal figlio Ildebrando al Vescovo di Pisa Guido II, ad eccezione dei propri beni personali, ossia come recita testualmente l’atto di donazione “tranne quei beni che egli aveva conquisito con la sua laboriosità”), del vicecomes Hugo, del comes Teudici (forse di Paganello del fu Guglielmo), Guglielmo del fu Gherardo, e infine, degli Opithi (Upezzinghi), famiglia quest’ultima che fra il secolo XI e il XII effettuò in più volte donazioni delle loro quote al Vescovo Pisano.
Detti lasciti alla suddetta curia derivano dal fatto che il Comune cittadino stava sempre più imponendosi anche nel contado e i vecchi feudatari tentavano di ingraziarsi la Chiesa onde beneficiare di una qualche protezione, anche economica10, verso i nuovi amministratori pubblici. Perlomeno inizialmente ad opporsi alla progressiva penetrazione del dominio pisano furono alcuni comuni rurali che si sentivano defraudati della loro libertà e, fra questi, soprattutto Lari e Peccioli i cui abitanti nel 1164 a.p. si sollevarono e combatterono aspramente prima di essere riportati all’ordine ed in tale circostanza, secondo il Targioni Tozzetti, il Castello di Lari “venne distrutto… in pena di essersi ribellato… ma l’opportunità del sito fu senza dubbio il principale motivo della sollecita restaurazione…”11.

Fra i principali quotisti del predetto Castello, come detto in precedenza, figura pure la potente casata degli Upezzinghi i cui membri risiedevano generalmente a Bientina
ma possedevano numerosi beni immobili pure in queste colline fra cui il Castello di Mazzagamboli. Era una famiglia che, per vari motivi (non ultimo il lungo periodo di attesa per poter ottenere la cittadinanza pisana che gli fu riconosciuta solo nel 1197), spesso era in guerra con gli amministratori del Comune di Pisa, ma quel succitato modestissimo forte collinare non era in grado di sopportare uno scontro armato con quella città e pertanto, avvalendosi anche della loro comproprietà sulla rocca larigiana, nel 1163, come nel 1230 vi si ‘asserragliarono’ per poter meglio affrontare il ‘nemico’.

La Repubblica Marinara, però, in questi anni era troppo potente per cui la sconfitta degli Opithi fu ineluttabile ma, non domi, nel 1288 tornarono ad occupare questa rocca per far guerra ai pisani cosicché nel 1290 il condottiero Guido da Montefeltro, podestà di Pisa, al comando di circa 3.000 uomini si mosse contro Lari riconquistando il borgo e costringendo alla resa i fuoriusciti.

Qualche anno prima infatti guai ben maggiori erano capitati a Pisa ed al suo territorio con la sconfitta della Meloria del 1284 per mano dei Genovesi, e di questa disfatta ne approfittarono pure i Fiorentini i quali iniziarono una lunga serie di azioni militari volte a procurarsi un proprio sbocco al mare. Ebbene, mentre al tempo delle guerre con Lucca e con Genova queste Colline, data la loro collocazione, raramente subirono delle conseguenze, quando le armi pisane si incrociarono con quelle fiorentine, il loro coinvolgimento fu sempre più massiccio e numerosi furono gli scontri bellici svoltisi in queste località anche se è vero che il Castello di Lari poche volte rimase direttamente coinvolto in quanto gli strateghi avversari, anziché attaccare direttamente, preferivano aggirarlo.

Il potere signorile ecclesiale, perlomeno inizialmente, perdurò anche quando si affermarono i liberi Comuni cittadini ma, con l’espandersi del potere politico delle Città-Stato, sia la giustizia, sia il fisco, generalmente tornarono sotto la pubblica amministrazione; ad esempio a Lari e in tutto l’ambito della sua giurisdizione territoriale, per detti aspetti provvedeva un Capitano del Popolo che non aveva niente a che fare con il consedente Capitano delle Guardie il quale ultimo assolveva solo mansioni d’ordine militare.
Fabbricato che dopo la conquista fiorentina fu sede della locale Podesteria, ovverosia l’edificio ove attualmente sono collocati gli uffici municipali.

Ovviamente nel corso degli anni tutti questi antichi manufatti necessitavano di continui “riattamenti” e particolari cure richiedevano sia le mura perimetrali del borgo, sia quelle della rocca e se tali strutture sono giunte sino a noi e non hanno fatto la fine di altri castelli del circondario, ciò è dovuto proprio al continuo interesse dei vari amministratori succedutisi nel corso dei secoli (Capitani, Vicari, Consoli, Gonfalonieri) i quali si dimostrarono sempre solleciti a porre in essere tutte quelle opere necessarie al loro consolidamento.

Degli interventi effettuati negli anni antecedenti il Cinquecento, tranne quelle opere volute dagli Upezzinghi nel 1230 (fortificazione delle mura) e dalla stessa comunità nel 1267, non abbiamo notizie certe anche se è pensabile che pure in quel periodo talune importanti opere siano state eseguite in quanto, specie nella parte esterna della rocca, oltre agli inconvenienti di cui parleremo più avanti, affiorava il tufo, materiale che non poteva sopportare per lunghi secoli la continua corrosione delle acque.

Del resto, sia nel Trecento che nel primo Quattrocento, Pisa aveva tutto l’interesse a che fosse mantenuta in piena efficienza sia la cinta castellana che la sua rocca poiché rappresentavano un ottimo baluardo contro i Fiorentini i quali a loro volta erano fortemente interessati, sia per i loro commerci sia per i loro rifornimenti, alla viabilità collinare, allora praticata per raggiungere Porto Pisano13; è tuttavia da ritenere che, come verificatosi anche nei secoli successivi, molti di questi lavori fossero stati fatti gravare su tutta la popolazione rientrante nell’intera circoscrizione territoriale del Capitanato di Lari o, per meglio dire, in quella parte delle Colline Pisane Inferiori e Superiori.

Anche Lari ecclesiasticamente era e rimase sino al 1622 soggetta al Vescovo di detta città, ma sotto il profilo patrimoniale la diocesi pisana a partire dal Mille finì per avere il sopravvento in questo circondario tanto che, come sopra accennato, la proprietà non si limitava al possesso del solo castello ma si estendeva a numerosi appezzamenti di terreno non esclusa forse tutta la fascia boscosa relativa alla località Boschi di Lari.

Con il passar degli anni, anche a seguito delle ricorrenti allivellazioni dei beni, la Chiesa Pisana perse pure in questo paese gran parte dei suoi possessi ma non del forte il quale, allivellato per secoli alla locale amministrazione comunale (e solo raramente e per brevi periodi anche a privati) rimase di proprietà arcivescovile sino al 1797, anno in cui il maniero fu definitivamente affrancato dall’omonimo Comune.

A seguito della sconfitta di Pisa da parte dei Fiorentini (1406), pure questa comunità fu sottomessa ai vincitori ma Lari non perse il suo ruolo di “terra principale delle Colline Pisane”; infatti ivi rimase sia l’amministrazione della giustizia – che agli inizi del secolo XV giusdiceva su un vasto territorio che va dall’Arno alle Cecina e da Montopoli sino ai confini della città di Livorno – sia l’amministrazione del civile, ossia dell’economico, che operava su un ambito territoriale più ristretto. Nel primo caso la carica era ricoperta da un Vicario rigorosamente di estrazione fiorentina che veniva estratto a sorte da una specifica ‘borsa’ presso il governo centrale, e nel secondo da un Podestà anch’esso tratto fra i soli residenti fiorentini. Inizialmente le Podesterie ricadenti in questo Vicariato erano cinque, ma nel 1431, ossia dopo la ‘calata’ delle milizie del Piccinino, al servizio del duca di Milano, in Toscana, sia Rosignano che Marti furono soppresse per essersi schierate dalla parte del Visconti, per cui l’ambito territoriale rimase quasi invariato ma il numero di dette istituzioni si ridusse a tre: Palaia, Peccioli e Lari, assetto che si protrasse per alcuni secoli.

Tale assetto organizzativo si sviluppò con i Medici, si protrasse sotto i Lorena, ebbe una temporanea sospensione con l’occupazione francese, riprese ad operare dopo la Restaurazione lorenese e così rimase sino all’Unità d’Italia.

Sotto Napoleone infatti l’organizzazione amministrativa della Toscana, specie a partire dal 1808, subì un sostanziale cambiamento uniformandosi a quella francese; il territorio fu suddiviso in tre dipartimenti denominati dell’Arno, del Mediterraneo e dell’Ombrone retti ciascuno da un prefetto. Le località collinari furono ricomprese nel Dipartimento del Mediterraneo con sede a Livorno ed il relativo territorio a sua volta fu ripartito in tre circondari: la Prefettura di Livorno e le due Sottoprefetture di Pisa e di Volterra mentre un certo numero di comunità minori furono assegnate ad un ‘Maire’.

Pure Lari ebbe il suo Maire (nominato con decreto della Giunta Straordinaria Toscana) il quale era preposto ad assolvere compiti ben più ampi rispetto al precedente Gonfaloniere: seguitava a presiedere il Consiglio Comunale (ora composto di 30 membri), ma aveva anche compiti ‘delegati’ quali, ad esempio, le requisizioni di immobili dei renitenti e il perseguimento dei coscritti17 (avvalendosi ovviamente per determinate questioni anche dei soldati francesi) il tutto in ossequio alle disposizioni che gli venivano impartite dalle superiori autorità.

Pure l’organizzazione giudiziaria subì sostanziali modifiche dovendosi allineare a quella degli occupanti: alle cause civili sovraintendeva un “giudice di Pace” (nelle Colline Inferiori Pisane uno fu assegnato anche a Lari ed uno a Peccioli) mentre l’aspetto criminale era stato destinato alla Corte di Giudizio di Livorno.

In questi anni fu imposto un ferreo rispetto delle leggi che andava al di la del normale vivere tanto che, come ebbe e a scrivere il coevo rev. Rossi di Morrona nel suo diario, “questo aveva umiliato e intimorito i Popoli… Trista ai ladri: essi, anche per i minimi furti, erano esposti a pubblici dibattiti col corpo del delitto posti come alla berlina e puniti severamente. Trista ai bestemmiatori: dovevano soffrire pene rigorose… ed il terrore era grande e i paesani, appena comparivano i gendarmi chi poteva ritirarsi nelle case lo faceva”.

Caduto il governo francese, per prima cosa, con la legge del 27 Giugno 1814 venne abolita la Mairia e con motuproprio del rientrante granduca Ferdinando III, legge 16 Settembre 1816, fu ripristinato il vecchio ordinamento amministrativo, organizzazione che rimase in vigore poco oltre l’Unità d’Italia in quanto solo nel Marzo del 1865 furono impartite disposizioni circa le riforme inerenti ai nuovi assetti dei territori comunali.

Per concludere si ricorda che Lari rimase un centro amministrativo di notevole importanza anche dopo la costituzione del Regno d’Italia: rimase la Pretura e fu anche designata sede di un Collegio Elettorale che, unitamente ad altri paesi collinari, esprimeva un proprio deputato al parlamento italiano.

Il castello nel caso di assalti da parte di milizie nemiche, aveva come principale baluardo difensivo la prima cinta muraria castellana, ossia quella che racchiude il Borgo e la Rocca, e solo quando le cose si mettevano male ci si ritirava nel fortilizio, cosa, per la verità assai rara a verificarsi. Come è noto
il 10 Gennaio 1495 a.p. (anno pisano) Pisa e il suo contado si ribellarono a Firenze e molte fortificazioni, cacciati gli occupanti, furono prese e presidiate dai rivoltosi. La “dominante” ossia la città del Marzocco (Firenze) non si aspettava quel sussulto popolare, ma ben presto si riprese e molti castelli furono rioccupati. La guerra tuttavia si protrasse per circa quindici anni (l’accordo di pace fu stipulato il 25 Maggio 1509) e fu inframmezzata da notevoli scontri bellici ed uno dei più cruenti si svolse nei pressi di Malacoda, località posta vicino ad Acciaiolo comune di Fauglia; i Fiorentini si appostarono per tendere una imboscata alle milizie pisane di ritorno dalle Colline Superiori con un buon numero di capi di bestiame al seguito dovendolo condurre in città, ma una “soffiata” li pose in condizione di posizionarsi in modo tale da sconfiggere i nemici (i Fiorentini) che si videro costretti a riparare nella maggior parte nel Castello di Lari e il resto in quello di Santo Regolo.

Come più volte accennato una delle figure più importanti che segno la storia di Lari fu sicuramente il Vicario.

Fra i principali compiti del vicario rientrava, a pieno titolo, l’amministrazione della giustizia. L’istruttoria relativa ai fatti si svolgeva in appositi locali presso il Tribunale del Vicariato siti in questa rocca e, per le motivazioni qui di seguito esposte, la durata processuale era generalmente breve anche se indiziario, fatto che, specie allora, costituiva una norma e non l’eccezionalità; spesso infatti le stesse confessioni non avevano alcuna rispondenza con la realtà dei fatti perché venivano estorte con atroci supplizi, torture che erano praticate presso il cosiddetto ‘Salone dei Tormenti’, locale prospiciente l’atrio ed ubicato sul versante sud, proprio di rimpetto alle celle carcerarie maschili. In alcuni documenti del primo Cinquecento si parla di interventi a beneficio delle prigioni5, segno evidente che tale fabbricato già esisteva perlomeno sino dal secolo precedente e non poteva essere diversamente dal momento che i vicari giusdicevano sul criminale sino dal 1406 ed alcuni locali destinati ad accogliere gli indagati e i rei ovviamente dovevano pur esistere.

Erano tuttavia celle anguste ed umide perché spesso, specie in quelle del versante di levante (ossia dove erano ubicate le cosiddette ‘segrete’6 in caso di pioggia l’acqua vi penetrava7 e per di più questo carcere doveva ospitare sia maschi che femmine, situazione quest’ultima che si protrasse sino al 1586, anno in cui fu costruito un apposito edificio da adibire a carcere femminile (versante di ponente), oggi non più esistente in quanto distrutto a seguito degli eventi bellici.

Lo stato delle prigioni per i carcerati, malgrado alcuni interventi, era deplorevole sotto ogni aspetto. Le celle erano malsane, le cosiddette ‘segrete’ (celle dell’isolamento) ancora peggiori, le torture durante il procedimento processuale rientravano nella norma, (i processi erano solleciti ma spesso indiziari), talvolta non esisteva neppure il pancone di legno, il vitto poco e pessimo, per cui spesso i prigionieri finivano per ammalarsi di tubercolosi. Su sollecitazione di alcuni medici cerusici nel 1682 furono decisi lavori “per risarcire le segrete dell’intavolata”

Per segrete intendevasi quelle celle riservate a quei prigionieri che, in attesa si svolgesse l’iter burocratico processuale, specie se indiziario, venivano tenuti in isolamento

In una carta dell’epoca leggesi che “l’acqua che penetra dalla porta della sovrastante terrazza rendeva humide le celle segrete e i poveri carcerati, ogni spazio di tempo che vi stiano, si infermano”
Note: Testo su Lari gentilmente concesso dallo storico Maurizio Camarlinghi, per approfondimenti su Lari ed il suo castello si consiglia il suo libro “LARI PASSATO E RECENTE” ricco di cartoline storiche ed immagini e contenuti esclusivi. Il libro si può richiedere direttamente all’autore mediante l’ email: mauriziocamarlinghi@virgilio.it.

Il castello è aperto al pubblico e merita sicuramente di essere visto.

Informazioni utili:

Cosa si può visitare nel castello di Lari:

  • -l’atrio: sui cui muri sono presenti numerosi stemmi realizzati dai Della Robbia e da cui si accede alla cappella della Vergine ed alla cisterna dell’acqua
  • -la cisterna dell’acqua: un chiaro esempio di ingegnosisà bellica (oggi riscoperta nel ecocostruzioni) che aveva lo scopo di raccogliere l’acqua proveninete dalle grondaie del castello, indispensabile in caso di asserragliamento a causa di attacchi da nemici.
  • -la cappella castellare : sempre nell’atrio si trova la piccola cappella consacrata alla Vergine, sul cui lato esterno sinistro si trovano 5 celle che, in passato, venivano utilizzate affinchè i condannati potessero rivolgere le loro preghiere alla Madonna.
  • -segrete del castello: raggiungibili attraverso un lungo tunnel, in fondo al quale si scorge un piccolo spazio nel quale venivano condotti i prigionieri i quali erano costretti a restarvi per una durata di 2 settimane.
  • -carceri del castello: dove sono ancora presenti le porte originali con relative frasi dei condannati. Il carcere si divideva in sezione criminale, dove venivano imprigionati assassini e chi commetteva colpe gravi, ed una sezione civile per i reati minori.
  • -il tribunale: grande salone nel quale venivano eseguite le udienze degli accusati, trattenuti nella gabbia degli imputati durante l’udienza.
  • -sala dell’inquisizione: in questa sala i criminali venivano processati dinnanzi a un giudice. Nei casi in cui l’interrogato non confessasse, questo veniva sottoposto a tortura.
  • -la cancelleria: in questa sala il cancelliere registrava le sentenze.
  • -il salone dei tormenti: oggi ingresso del castello, in passato era adibito a stanza di tortura per i condannati. Sulle pareti della sala sono presenti dipinti raffiguranti stemmi nobiliari tra cui quelli più importanti, degli Strozzi e della famiglia Pitti, ed un dipinto della Madonna davanti al quale i condannati dovevano chiedere perdono. Nel 1786 Leopoldo di Toscana abolì la pena di morte e il salone dei tormenti fu quindi adibito ad altra funzione.
  • -la sala delle armi: una ampia area al primo piano del castello allestita con numerose armi medievali utilizzate nel corso dei secoli.

Come ogni castello medioevale anche il castello di Lari ha le sue storie e leggende di fantasmi. Il fantasma in questione sembra sia quello di Giovanni Princi, detto Rosso della Paola.
Durante il regime fascista, il Princi tentò di entrare di soppiatto ad una festa per la quale non era assolutamente benvenuto per il suo opposto orientamento politico. Venne pertanto arrestato, condotto nelle carceri del castello ed interrogato brutalmente. Giorni a seguire il Rosso della Paola venne ritrovato morto, apparentemente suicida, impiccato alle sbarre della finestra della propria cella, la numero 5.
Secondo la leggenda che negli anni è andata ripetendosi, lo spirito del Rosso della Paola si manifesta nelle notti tra il 15 e il 16 dicembre, notte della sua morte, raccontando gli accadimenti che lo hanno portato alla morte e smentendo il suicidio.
Sembra infatti che Princi sia stato assassinato dai suoi carcerieri che, durante gli interrogatori, lo avevano colpito più e più volte portandolo alla morte e in seguito avevano inscenato il suo suicidio.

Orari:

È possibile visitare il Castello dei Vicari durante tutto l’anno, secondo questo orario:

Dal 1/01 al 31/03 (sabato, domenica e festivi dalle 10.30 alle 12.30 e dalle 15 alle 18)

Dal 1/04 al 14/06 (lunedi-venerdi dalle 15.30 alle 19. Sabato, domenica e festivi dalle 10.30 alle 12.30 e dalle 15.30 alle 19)

Dal 15/06 al 30/09 (lunedi-venerdi dalle 10.15 alle 12.45 e dalle 15.30 alle 19. Sabato, domenica e festivi dalle 10.15 alle 12.45 e dalle 15.30 alle 19)

Dal 1/10 al 31/10 (lunedi-venerdi dalle 15 alle 18. Sabato, domenica e festivi dalle 10.30 alle 12.30 e dalle 15.00 alle 18)

Dal 01/11 al 31/12 (sabato, domenica e festivi dalle 10.30 alle 12.30 e dalle 15 alle 18)

Negli orari sopra riportati il castello è aperto al pubblico e non è necessaria nessuna prenotazione.
È anche possibile visitare il castello al di fuori degli orari riportati prenotando via e-mail oppure telefonando al numero 334 3963782 con almeno 6 giorni di anticipo. una guida
Le visite sono guidate i pomeriggi delle domeniche di primavera ed autunno o quando sono su prenotazione per gruppi. Negli altri periodi è previsto l’ingresso con audioguida o con un depliant illustrativo.
Soprattutto per le scolaresche, sono possibili visite specifiche o mirate ad approfondire un particolare periodo storico.
Sempre per le scolaresche, ma più in generale per i bambini, sono disponibili iniziative specifiche, sempre disponibili previa prenotazione. Informazioni più dettagliate sono disponibili qui.

Si avvisa che nel caso in cui il castello ospiti una conferenza, un matrimonio o altro tipo di iniziativa, gli orari delle visite possono subire variazioni, non possibili da comunicare in anticipo. Vi invitiamo quindi a contattarci per avere la certezza dell’apertura al pubblico.

Cosa vedere in Val di Cecina e dintorni

Cosa vedere nei dintorni di Pisa: Museo delle miniere Montecatini val di Cecina

 

Per chi è in Val di Cecina, sicuramente non dovrebbe perdere la visita la visita al Museo delle Miniere di Montecatini Val di Cecina

La miniera di Montecatini Val di Cecina già Miniera di Caporciano è una antica miniera di rame che si trova a circa un chilometro da Montecatini Val di Cecina. Le sue origini sono etrusca ed ha vuto il suo splendore nel 1800 fino agli inizi del 1900, con alcune interruzioni.

Durante il 1800 la miniera di Montecaini Val di Cecina ebbe una fortissima espansione tanto da diventare la miniera di rame più grande d’Europa.

La miniera era suddivisa in dieci livelli e in ciascun livello si diramavano varie gallerie, la somma di tutte le lunghezze delle gallerie è circa 35 km e la somma delle altezze di tutti i pozzi è circa 10 km.

Adesso la minierà è un museo visitabile con guida, presente in miniera agli orari indicati sul sito ufficiale della miniera:
http://www.museivaldicecina.it/it/museo_delle_miniere.php
Prenotazioni e Informazioni
Museo delle Miniere
Località La Miniera
da giovedì a domenica:
Tel: +39 0588 31026 / 0586 894563 – Cooperativa Itinera
Email: miniere.montecatini@itinera.it
Coordinate satellitari

pointCoordinate per navigatori TomTom
pointCoordinate per navigatori Garmin
pointLat. 43.391901 – Lon. 10.751167

 

 

Le meraviglie della provincia di Pisa

Valdera, Colline Pisane, Monte Pisano, litorale Pisano, Val di Cecina

Cosa vedere nei dintorni di Pisa: La Valdera e colline di Pisa

Musei e Monumenti fuori dalle route classiche della provincia di Pisa

La Valdera è conosciuta nel mondo per la bellezza delle sue colline e per i numerosi itinerari escursionistici, ippovie, wine tour e percorsi esperienziali legati alla tradizione rurale toscana. La Valdera nasconde anche molti tesori storici tra monumenti e musei.

MUSEI RURALI DA VISITARE

Museo del lavoro e della civiltà rurale s.Gervasio di Palaia
Museo delle miniere Montecatini val di Cecina
Ecomuseo dell’alabastro a Volterra
Museo permanente della Montecastelli

Cosa vedere sulle colline di Pisa e la Valdera

In antichità queste meravigliose zone erano designate sotto il nome generico di “Colline” senza alcuna distinzione, ma dall’anno 1372 vennero diversificate dal Governo amministrativo in Colline Superiori e in Colline Inferiori.
Quelle Superiori, le più lontane da Pisa e quelle Inferiori, le più umili e più vicine alla pianura meridionale di Pisa, le quali sono situate per la maggior parte nella valle inferiore della Tora, da Crespina alla Tora2.
Che le zone collinari e i luoghi elevati fossero prescelti dai primi abitatori è indubbio a motivo di un territorio più difendibile, idoneo alla pastorizia ed alla caccia e anche al tipo di agricoltura e coltivazioni allora in uso, nonché per motivi di carattere igienico essendo la pianura poco sicura per il deflusso dai colli delle acque piovane e dei fiumi e torrenti che originavano stagni e paludi. Furono i Romani già dal 169 avanti Cristo a colonizzare questa parte del contado di Pisa.

Tra i comuni che fanno parte della Valdera e colline di Pisa possiamo annoverare:Palaia, Fauglia, Crespina, Casciana Terme, Lari, Chianni, Santa Luce, Capannoli, Castellina Marittima, Lajatico, Peccioli, Riparbella, Terricciola, Chianni. Le colline pisane sono famose
per le dolci colline, i boschi di castagni, vigneti di qualità che ogni hanno attirano migliaia di visitatori per i wine tour.

 

Le Residenze nobiliari e i castelli della Valdera.

Quasi tutti i borghi della Valdera sono borghi-castello, testimonianza di antiche lotte tra le città maggiori come Lucca, Pisa, Volterra e Firenze per contendersi appunto il possesso di luoghi strategici per il controllo economico e sociale della regione. Esempio ne è il castello di Pontedera costruito tra il fiume Era e Arno a presidio del solo ponte della zona e oggi della sua struttura originaria del XII secolo dopo tante battaglie, non resta traccia anche se l’importanza di Pontedera in quel tempo fa si che sulle colline circostanti sorgano tanti borghi oggetto di dispute per l’impossessamento di questi avamposti fino a che l’egemonia di Firenze non prende il sopravvento e i nuovi signori trasformeranno in residenze le antiche fortezze o semplicemente sceglieranno di costruire su queste eterne colline le loro strabilianti ville. Partendo dal nostro quattro stelle proprio a Pontedera, il PisaValdera, giungiamo a Montecastello dove si possono ammirare i resti della Rocca, un borgo anch’esso divenuto di proprietà delle famiglie fiorentine Frenceschini e poi i Malaspina; Discendendo verso Palaia, si trova Villa Saletta ossia Villa di campagna’, un vero borgo costituito da una villa padronale eretta sulle strutture di un antico castello . A Forcoli il Castello in alto venne inglobato in una villa e convertito in residenza nobiliare della famiglia pisana degli Upezzinghi e alla residenza venne annessa anche la Chiesa di san Ferdinando divenendo così quasi un prolungamento della facciata della villa. Con l’arrivo dei fiorentini le colline pullulano di ville molto ben conservate, soprattutto a Crespina ci sono moltissime dimore e ricoprono il crinale che va da Casciana Terme fino Fauglia, una strada molto importante perché era la più frequentata per raggiungere Livorno da Firenze. Da semplici residenze di caccia le ville acquistano più importanza fino a che nel seicento si trasformano in residenze per la campagna e nel settecento grandi fattorie divise in poderi. Troviamo Il Casermone, La Rosetta, Il Poggio, Ciuti, Il Poggetto, La Guardia, San Rocco , Bellavista, Lang. Queste le principali dimore che si intravedono nella folta e ricca vegetazione. A completare il piacevole soggiorno l’edificio termale di Casciana voluto già da Federico da Montefeltro nel 1311 e riammodernato dopo due secoli per volontà dei Medici. Tra le tante bellissime residenze vale di certo la visita lo splendido complesso di Villa Belvedere che si trova lungo la strada che da Crespina discende verso Casciana . Un piccolo mondo arcaico con oratorio canonica , bagno termale, Kaffe-haus, dove arte natura pubblico e privato si fondono e convivono. La facciata della residenza immersa tra i cipressi, è delimitata da due torri e resa maestosa ancor di più da una scala a doppia rampa. A Lari troviamo le ville settecentesche della famiglia Curini Galletti, e a Campanile di Lari la Villa Pandolfini Pesciolini , entrambe con gli affreschi delle cappelle di Giovan battista tempesti. A dominare Lari il castello del XI secolo fortificato dai Medici. Sul colle di Camugliano sorge la prestigiosa villa Niccolini circondata da un’ampia tenuta ,l’edificio ha quattro torri angolari e uno scalone centrale, perfetta sintesi tra età medievale e moderna, tra castello e luogo di residenza.

 

 

AREE ED ITINERARI DELLA PROVINCIA DI PISA

ATTRAZIONI TURISTICHE DALLA VALDERA AL VALDARNO

FAUGLIA: Antico castello Chiesa di S: Lorenzo. Belle ville nei dintorni.

L’antico castello di Fauglia si ergeva, circondandolo, sul poggio ove si trova la diruta vecchia chiesa parrocchiale e il sottostante attuale camposanto. Era formato da una doppia cinta muraria di cui la più esterna con uno sviluppo intorno a metri 253 e quella più interna di circa 140 mentre la rocca posizionata nel punto più alto si estendeva approssimativamente metri 40 per 50. Questo posto ha portato per tanto tempo, anche dopo la demolizione di queste strutture, il nome di “Sul Castello”. È molto probabile che in origine su questo poggio vi fosse stata eretta una torre di avvistamento che dominava la sottostante stretta gola chiusa tra due poggi posti dirimpetto: quello ove era situata la torre e l’altro con un piccolo borghetto costituito da alcuni fabbricati su cui poi sorse la villa detta appunto “Il Poggio”. Questi due insediamenti abitativi: la torre con la sua guarnigione ed il “borghetto” con i suoi residenti si possono ritenere il nucleo originario di Fauglia. Accanto a questa torre fu poi costruito, si presume intorno al 1250, il castello che comunque nel 1294 doveva esistere in quanto vi fu inviato da Pisa un “capitano di guerra” che lì svolgeva le sue mansioni e ancora nel 1387 vi era presente un capitano che ci induce a pensare che il castello fosse ancora in condizioni valide.

Nel 1433, Fauglia subì ad opera dei fiorentini, ancora in lotta con i pisani per la supremazia su queste terre, la demolizione del castello come ritorsione per la sua ribellione, insieme ad altre località delle colline, avvenuta nel 1431: anche gli altri castelli della zona come quello di Crespina, eccetto Lari, patirono eguale trattamento dalla Signoria Fiorentina. Il materiale del distrutto castello servì, insieme alle macerie della prima più antica chiesetta lì ubicata, alla successiva costruzione, sempre su questo poggio, della vecchia parrocchiale.

Prima di parlare delle ville faugliesi, intese come grandi ed eleganti dimore signorili circondate da giardino o parco e nella maggior parte dei casi vicine al podere o alla fattoria.

Questi decorosi palazzetti, ormai inglobati nelle successive costruzioni, appartenevano alle più importanti famiglie di Fauglia: quella dei Bocci che abitava nel palazzo di fronte all’attuale Piazza del Mercato, quella dei Neri fabbricato in angolo tra la via principale con piazza S. Lorenzo per il Mulinaccio (vi era stato un mulino a vento) e dei Bencini il cui palazzo con antica torre di guardia, della quale rimane traccia nell’edificio, era ed è ubicato a lato nord del palazzo comunale. Altri palazzetti saranno senz’altro appartenuti alle famiglie Luchini (nel 1832 Luigi fu gonfaloniere) e Granucci, la quale disponeva di molte proprietà nel comune e immobili in paese, uno identificato nell’edificio chiamato “magazzini” lungo il corso del paese di fronte a palazzo Neri che fu sede di carceri e nei primi ’800 di quartiere di brigata di gendarmeria. La famiglia Bencini è tutt’oggi presente; in passato uno della famiglia, Lorenzo, è stato prete cappellano della chiesa della compagnia e Raffaello, in occasione dell’epidemia di colera del 1855, lavorò come commissario per l’approntamento e gestione del servizio medico del lazzaretto di Fauglia ricevendo un encomio solenne, fu anche priore della locale magistratura. L’avv. Enzo Bencini svolse per molto tempo l’incarico di commissario per la gestione del cinema teatro e nel 1952 divenne ispettore generale delle dogane. Delle famiglie Bocci e Neri restano, entrambe hanno dato parroci rettori della chiesa, i loro ricordi immortalati nel libro del già citato Felice Bocci. Queste succitate famiglie risultano faugliesi da generazioni, probabilmente da sempre, così come quella dei Pieri (Egidio è stato gonfaloniere e primo sindaco del paese, Ottaviano sindaco nonché tra i fondatori e presidente della filarmonica) e dei Del Corda (un rettore della parrocchiale, due gonfalonieri, un sindaco il cav. Giuseppe ed altri con cariche pubbliche).

Gli altri proprietari di ville sono invece generalmente faugliesi solo di adozione o saltuari e provvisori.

Numerose sono le ville che adornano, si può dire, tutti i poggi e poggetti del paese.

Esse fanno parte del panorama faugliese e la collocazione di alcune integrate all’interno dell’abitato ha fatto si che in un passato ormai remoto alcuni proprietari divenissero “personaggi faugliesi” e partecipassero attivamente alla vita sociale e amministrativa della comunità come Conti, Del Corda e Pieri.

Le ville di Fauglia, ora alcune trasformate ed altre semi abbandonate, senza dubbio hanno rappresentato, maggiormente nel passato ma tutt’oggi di grande interesse, un arricchimento paesaggistico e architettonico del territorio faugliese instillandovi inoltre, grazie ad alcuni uomini illustri e artisti che vi hanno soggiornato, uno spirito culturale che ha reso e tuttora fa di Fauglia un paese
ricco di memorie e vivo nel conservare e sviluppare questo ormai ereditato patrimonio formativo. La maggior parte di queste ville divennero nell’800 la dimora “gentilizia” di facoltose famiglie, in maggioranza livornesi, che al palazzo in città abbinarono la casa di campagna dove trascorrere periodi di vacanza e dove era uso ritrovare amici, conoscenti e parenti. Il possesso di una residenza collinare di villeggiatura ed in alcuni casi anche di una proprietà terriera oltre ad un investimento economico denotava e confermava per alcune famiglie borghesi anche una irrinunciabile ascesa sociale. In alcune di queste ville, abbellite e ristrutturate nella seconda metà dell’ottocento, è evidente la mano dell’architetto Arturo Conti, dal 1830 la famiglia era proprietaria di villa Il Poggio a Fauglia, il quale nelle sue realizzazioni inserì sempre a lato della villa la tipica torretta belvedere che caratterizza, oltre la villa di famiglia del Poggio, villa Borghini, Filicchi e Gioli.

Molte delle ville di Fauglia furono esclusivamente rappresentative di una seconda dimora ed in altri casi mantennero la loro vocazione di villa-fattoria dove insieme alla casa padronale vi erano poderi coltivabili. Tra queste ultime si possono inserire la fattoria del Poggio (villa Conti) con dodici poderi, villa Pieri con numerosi poderi a Pugnano e Miliano, le fattorie Napecci&Gricciano (villa Rosselli) con dieci poderi, la fattoria del Poggione (villa Cassuto) con ventitre poderi, la fattoria di Fauglia (villa Gioli) con dodici poderi nella zona di Pugnano, la fattoria Poggio alla Farnia (villa Filicchi) con dodici poderi, la villa-fattoria di Pailunga (D’Achiardi) con dieci poderi, la tenuta del Pino (villa Buoni-Giustiniani) e poi sempre nel comune la fattoria di Valtriano (Papanti) e la fattoria di Montalto (Prini-Aulla). Tutte le altre non avevano o includevano piccole proprietà terriere di uno, due al massimo cinque poderi.

Attraverso un itinerario stradale provo ad individuare e collocare fisicamente molte di queste ville che sin dal primo novecento sono state l’oggetto principale e caratterizzante delle cartoline paesaggistiche faugliesi, dalle quali ho ripreso il nome allora usato per la loro denominazione, altre notizie sono poste nella didascalia a queste cartoline.

Iniziamo da villa Il Poggio posta sul “poggio al castello”, con il suo “borghetto”, dirimpetto all’altro poggio su cui era situato il Castello. Il Bocci ritiene sia questo “borghetto” il primo nucleo abitativo di Fauglia. La villa fu edificata sui resti di una preesistente costruzione e pervenne in proprietà ai Sebastiani chiamati Poggesi dall’ubicazione di questa villa “sul poggio”. Dal 1830 divenne proprietà Conti, industriali livornesi, fabbricanti ed esportatori di saponi, che acquistarono anche altre proprietà e ville del luogo. Ad Arturo Conti, architetto, figlio del proprietario, si devono numerose progettazioni sia di immobili pubblici che privati effettuate a Fauglia. Questa villa ha avuto vari passaggi di proprietà ed oggi è sede di ritrovi conviviali e convegni con serate musicali e culturali mentre la vicina dirimpettaia fattoria, opportunamente ristrutturata, è rimasta alla discendenza Conti ed appartiene alla famiglia Ferrari-Conti-Oldoini. Scendendo giù verso il centro del paese subito a destra, fronte strada, troviamo villa Borghini, famiglia di origini livornesi e subito dopo, sempre sulla destra, in posizione elevata, la monumentale villa Del Corda. All’ingresso del paese sull’incrocio con la strada, via delle Querciole, che viene da Crespina, sul Poggio d’Oro, sono arroccate le due ville Pieri. Sulla strada a sinistra prima della curva salendo al Badalucco troviamo il palazzetto o villa Pagani mentre poco oltre a destra si staglia lo stile liberty di villa Isolina, inizialmente proprietà Rastelli poi Manzi-Mazzoli e ancora Giannini; poco oltre villa Salsiccioni-Toci poi Negri e infine a sinistra sul poggio, in posizione dominante, villa Giustiniani poi Queirolo. Scendendo verso Casaferri troviamo a sinistra poco oltre le “case operaie” l’omonima villa o “casa” Ferri che ha dato nome al luogo e che fu stazione di posta per il tragitto da Cecina verso Pisa, Livorno o Pontedera; poco prima girando a destra lungo via Selvagrossa ci si imbatte nella villa-fattoria Rosselli o anche detta Castelfranco-Pavia.

I Rosselli, industriali livornesi di origine ebraica, possedevano la fabbrica di cavi elettrici SICE.

Procedendo sulla via principale che porta a Poggio alla Farnia, ecco a sinistra villa Ganni (Soranna) posta quasi di fronte a villa Alfreda proprietà Remaggi poi passata ai Campanini. Lungo il dolce pendio di Poggio alla Farnia che degrada sulla strada provinciale per Vicarello da una parte e Cenaia dall’altra si susseguono immerse nel verde, poco distante l’una dall’altra una sfilata di ville, ville-fattorie e villette. La prima a sinistra villa Ristori, in seguito appartenuta ai Gozzani più nota oggi come Laviosa; sempre a sinistra, poco distante dalla strada in posizione elevata si scorge villa Il Poggione, proprietà prima Cassuto poi Macciò indi Del Gratta mentre la sottostante fattoria è oggi proprietà della famiglia Mattii che vi risiede. Più avanti sulla destra villa Martelli, famiglia probabilmente di origini livornesi, alla quale si accede da un viale che abbandona la strada principale e scende alla villa. Riprendendo la via di Poggio alla Farnia a sinistra si affaccia tra gli alberi villa Filicchi nominata anche villa “Trovarsi” datogli da Marta Abba, preso dal titolo di una famosa commedia di Pirandello, che vi abitava con la sorella e ne fu proprietaria; a destra, poco oltre, la villetta Marcacci-Kienerk. Sulla sinistra ancora scendendo si scorge al termine di un viale di cipressi villa Farnia con la caratteristica torretta centrale decorata, probabilmente opera dell’architetto Arturo Conti, proprietà prima Conti e Filicchi, poi Borghesi. Proseguendo, sempre a sinistra, giunti quasi al piano vi è la villetta Sodoballi, prima proprietà ancora Conti-Filicchi poi Mosca in seguito Muratorio; infine a destra arrivando al pian dell’Isola si può solo intuire il vecchio splendore dell’ottocentesca villa Pailunga (D’Achiardi), Giuseppe D’Achiardi fu gonfaloniere di Fauglia negli anni 1844/48, oggi trasformata in più appartamenti, con a lato la canonica e la chiesetta gentilizia dove, già dai primi anni del novecento, si radunavano per la messa domenicale, celebrata dai salesiani di Collesalvetti, gli altri proprietari di ville della zona. Poco distante lungo via di Pugnano è situata villa Gioli dove abitualmente risiedevano in alcuni periodi dell’anno i pittori Francesco e Luigi Gioli.

Villette di epoca più recente si alternano in direzione Crespina lungo via delle Querciole, dove si trova anche, in alto a destra, villa Franceschi, di costruzione fine ottocento, e infine giunti quasi al piano percorrendo un viale a sinistra, sempre sopra un ameno pendio, vi è la tenuta del Pino con la villa Buoni-Giustiniani. Altre sono situate scendendo lungo via del Sorbo: a destra villa Ferri, più avanti a sinistra dopo il bivio di via Valderanda il villino Corinna, ora trasformato, in passato proprietà Capanna e poi Quisquolo; la villetta Gasparri a sinistra prima della strettoia e infine sempre scendendo sulla sinistra la settecentesca villa Giorgi.
Note: Testo gentilmente concesso dallo storico Maurizio Camarlinghi, per approfondimenti su Fauglia si consiglia il suo libro “FAUGLIA PASSATO E RECENTE” ricco di cartoline storiche ed immagini e contenuti esclusivi. Il libro si può richiedere direttamente all’autore mediante l’ email: mauriziocamarlinghi@virgilio.it.

CRESPINA: in loc. Belvedere Villa del Carretto con oratorio del 1700. In paese Oratorio di S. Rocco ( 1600) e Villa del Poggio con attigua cappella.

CENAIA: Villa del 1400 e numerose ville suggestive nei dintorni.

CAPANNOLI: Villa Comunale con Parco, Villa Gotti-Lega, Torre e Castello di Sancti Petri ,Santuario della SS: Annunziata (barocco) Museo zoologico. A Settembre Fiera dell’Uccellagione.

CASCIANA TERME: Il nome “Casciana” si pensa sia dovuto ad un tale romano di nome Cassio, un tempo proprietario di queste terre. Nota come località per le vacanze curative grazie alla sorgente di acqua calcico-sulfurea a 37 gradi tutto l’anno, che permette ai turisti di godere delle terme anche d’inverno.
Racconti popolari narrano che le acque di Casciana furono scoperte dalla contessa Matilda di Canossa, celebre regina medievale della Lombardia, dell’Emilia Romagna e della Toscana, che grazie a continui bagni in quest’acqua fumante trovò la cura per la sua malattia, la gotta. Oggi gli accoglienti stabilimenti termali offrono una vasta gamma di trattamenti per la cura e il relax di mente e corpo e nel paese e dintorni è facile trovare comode strutture per piacevoli soggiorni vacanza. Molto caratteristico, assolutamente da vedere, è il borgo di Casciana Alta, piccola frazione di Casciana Terme che in origine era il vero cuore del paese.
Da vedere il Centro termale gia’ noto ai tempi dei Romani. Torre Acquisana (medievale) Chiesa di S.Martino (1500) Chiesa di S. Maria Assunta ed Oratorio della Madonna dei Sette Dolori (1000), Parco delle Terme e Antico Stabilimento Termale (1800) nella piazza con l’antico caffe’ restaurato.

CASCIANA ALTA: Chiesa dell’Immacolata Concezione (1600) Chiesa di S.Nicola(1500). A Maggio Sagra del Porcellino ad Agosto Festa dei bimbi con lancio di mongolfiera e Sagra del Coniglio.

SANT’ ERMO: Pieve Vecchia ,USIGLIANO fattoria e chiesa del 1100 ad Agosto la Festa degli Agricoltori SAN RUFFINO stupenda villa-castello con parco CEVOLI, Castello di Gello-Mattaccino ad Agosto la Festa Paesana

SAN PIETRO IN BELVEDERE: interessante il borgo medievale

SOVIGLIANA: Villa S.Marco con Pieve CEPPATO Torre del 1300

FORCOLI: il Castello.A Giugno il Palio delle Contrade a Settembre Corteo storico medievale, Sagra del Tartufo e dei Funghi

PARLASCIO: antico borgo,la rocca e la Chiesa di S.Quirico con begli affreschi.

RIVALTO: Chiesa della Madonna di Rivalto, Chiesa di SS. Fabiano e Sebastiano ed antico borgo . In Ottobre la Sagra del Marrone

CHIANNI: Pieve di S.Donato del 1000 .A Novembre Sagra del Cinghiale, ad Agosto Fiera Paesana.

LAJATICO: il Castello,Palazzo Pretorio, ad ORCIATICO il Castello e la Rocca Pietracassia .

TERRICCIOLA: la Chiesa di S.Donato

Cosa vedere nei dintorni di Pisa peccioli la pieve

PECCIOLI: Il Borgo Medievale di Peccioli è un incantevole paesino arroccato su una collina circondata da una bellissima campagna toscana. A Peccioli in Via del Giardino è possibile isitare la Pieve di San Verano, risalente al XII secolo.
Da vedere: la Chiesa di S.Verano (1000), Pieve di S.Maria Assunta ,Palazzo Pretorio. A Novembre mostra mercato del vino e dell’olio.

FABBRICA DI PECCIOLI: Pieve Romanica a LIBBIANO osservatorio astronomico

LEGOLI: Cappella famosa con affreschi di Benozzo Gozzoli .

SANTA LUCE: Vecchio Municipio, bosco e lago. Pieve antichissima. Aprile Sagra del Baccello Maggio Sagra delle Fragole Luglio Festa dell’estate

LORENZANA: Borgo rurale Chiesa ss.Bartolomeo e Cristoforo Villa Lorenzi e Palazzo Sforni e Fattoria Giuli. Belle ville nei dintorni a

VALTRIANO e LUCIANA: Villa Malenchini.

MONTECASTELLO: suggestiva Rocca

CAPANNE: ad Aprile Festa della Primavera ad Ottobre Festa della Madonna del Buon Viaggio.

PALAIA: Caratteristico borgo castellare con la bella Porta Fiorentina e le cinte murarie. Molto importante la Pieve Romanica di S.Martino.
Cosa vedere nei dintorni di Pisa san martino palaia
Palaia è un borgo del 1000 , il suo castello era posseduto per metà dai vescovi di Lucca, sotto la cui giurisdizione ecclesiastica già da gran pezzo si trovava la popolazione di San Martino a Palaia.
Una pergamena datata 24 luglio 1077 fa riferimento ai due fratelli Ugo e Tegrimo figli di Azzo, i quali ricevevano ad enfiteusi da Anselmo vescovo di Lucca il Castello e pieve di San Gervasio (MEMOR. LUCCH. T. IV. P.II.).
Palaia fu al centro della guerra tra Lucchesi e Pisani già a partire dal 1172.
Al tempo però dell’assedio di Pisa (25 ottobre 1406) tutti i castelli della Val d’Era e delle Colline pisane furono annessi alla Repubblica Fiorentina “che poco dopo promise Palaja, Capannoli, Peccioli, Lajatico, ed altri luoghi compresi in quella comunità, a Giovanni Gambacorti signor di Pisa”. Nel 1431 si riaccese la guerra fra il Comune di Firenze e il duca Visconti di Milano, e Niccolò Piccinino, generale del duca si spinse in Toscana e conquistò anche il castello di Palaia, imprigionandovi il potesta che faceva capo ai Fiorentini.
Il castello di Palaia passò nuovamente sotto la giurisdizione del Comune di Firenze grazie alla pace di Ferrara del 26 aprile 1433. Nell’anno 1495 Palaia passò sotto il dominio dei Pisani.

A Settembre Sagra del Tartufo e del Fungo e Corteo Storico Medievale, in Ottobre la Sagra delle Castagne,dell’olio e del vino novo. Nelle vicinanze VILLA SALETTA, suggestivo borgo storico abbandonato con Chiesetta e Palazzo Padronale.

SAN GERVASIO: borgo castellare,Pieve e Museo del Lavoro e della Civilta’ Contadina.

SANTA CROCE SULL’ARNO: Villa di Poggio Adorno, Collegiata di S. Lorenzo (medievale)

MONTOPOLI VAL D’ARNO: Chiesa di S.Maria con Conservatorio, Chiostro e Parco,Pieve dei SS: Stefano e Giovanni con interessanti affreschi, Villa Guicciardini,. Interessante centro storico con Palazzo Vescovile e del Podesta’. A Settembre disfida dell’arco e fiera dell’uccellagione e degli animali da cortile. MARTI borgo medievale con ritrovamenti di tombe Etrusche,Pieve di S. Maria Novella( con affreschi) A Giugno. Fiera e Festa del Solstizio d’Estate. A Settembre Festa Storica Medievale

CASTELDELBOSCO: Villa della Tenuta Varramista con suggestivo Parco. ( di proprieta’ della famiglia Agnelli) , Chiesa di S.Brunone e lo storico Teatro del Bruscello.

SAN ROMANO: Convento dei Francescani (con Antiquarium,Museo d’Arte Sacra),a Settembre Festa della Madonna.

MONTEFOSCOLI: il Tempio di Minerva neoclassico esoterico .

CAMUGLIANO: Villa Medicea ,

MORRONA badia romanica.

PONTEDERA: Palazzo Fabrizzi (1700) in Via Mazzini, Santuario del SS. Crocefisso e Palazzo Pretorio in Piazza Curtatone.

CALCINAIA: Torre Upezzinghi . A maggio Sagra delle Nozze a Giugno Regata Storica.

CASCINA: Torre della porta Pisana ,Pieve romanica di S.Maria, Battistero ed Oratorio dei Cavalieri di Rodi con affreschi di Bartolomeo da Siena.

MONTIONE: Badia di S: Savino (1000). A Maggio il Palio di S. Stefano .

SAN GIOVANNI ALLA VENA: Caratteristica Chiesa sulla rupe

VICOPISANO: suggestivo borgo con Castello con quattro torri e la dominante Torre del Brunelleschi, Palazzo Comunale con le Torri Gemelle ed il Palazzo pretorio anch’esso con Torre. Pieve di S:Maria in stile Romanico-Pisano.

BUTI: borgo medievale interessante,resti delle vecchie Mura, Chiesa di S. Francesco (1400),Palazzo Organini,Castello Tonini,a Panicate ,Oratorio di S. Maria della Neve(1200). A Maggio Palio delle Contrade, a Giugno Sagra dell’olio.

BIENTINA: Torre della Mora, Palazzo Comunale con loggia. Mensilmente Mostra-mercato dell’Antiquariato.

ORENTANO: Bosco di Tanali da visitare,

STAFFOLI riserva naturale del Montefalcone-Adorno

CASTELFRANCO DI SOTTO: Palazzo Comunale con portici(1400)

 

 

 

 

 

Cosa vedere dintorni di Pisa: VOLTERRA

Gli Alabastrai di Volterra

 

L’affascinante Palazzo Viti a Volterra

Una delle più belle residenze private d’Italia.
Le sue 12 sale aperte al pubblico sono arredate splendidamente con mobili, quadri, porcellane, collezioni di alabastro e altri oggetti artistici di notevole pregio, rappresentanti l’arte italiana, europea e orientale dal 1400 al 1900.

Tutto è rimasto come lo hanno visto, nel corso dei secoli, i re, i principi che vi furono ospitati ed i registi come Luchino Visconti che vi hanno ambientato i loro films (nel 1964 Luchino Visconti vi girò parte del film “Vaghe stelle dell’Orsa” con J. Sorel e C. Cardinale, film premiato con il Leone d’oro al Festival di Venezia).
Visitare queste sale magnificamente affrescate è come rivivere la fiabesca atmosfera dei tempi passati.

Dodici sale aperte al pubblico, arredate splendidamente con mobili, quadri, porcellane, collezioni di alabastro e altri oggetti artistici di notevole pregio, rappresentanti l’arte italiana, europea e orientale dal 1400 al 1900. Tutto è rimasto come lo hanno visto, nel corso dei secoli, i re, i principi che vi furono ospitati.
Il palazzo è ancora abitato dai discendenti della famiglia Viti.

LE BALZE DI VOLTERRA

 

 

COLLINE SANMINIATESI

SAN MINIATO: Convento di S. Chiara, Chiesa della Ss.ma Annunziata , Palazzi Formichini e Grifoni di origine rinascimentale. Chiostro di S. Domenico Palazzo Soffia (1400 con opere d’arte) Seminario Vescovile,Palazzo del Vescovado, Museo Diocesano d’arte Sacra, la Cattedrale del 1200 con la Torre Matilda, Santuario del Santissimo Crocifisso. Palazzo dei Vicari (alto medioevo) Torre di Federico II (1200) Convento di S.Francesco( con varie opere d’arte) Palazzo Bonaparte, Chiesa di S. Caterina( antico convento con crocifisso di G.Pisano) Palazzo Comunale (Sala del Consiglio)Chiesa di S.Martino( antica facciata in cotto) . A febbraio Carnevale dei Bambini ,Aprile Mercato dei fiori, Esposizione equina ,Maggio Palio dei quattro canti, Giugno Fuochi di S. Giovanni ,Luglio Festa del Teatro Agosto Palio di S.Rocco e Palio di S.Regolo .Novembre Samminiatese con Mostra mercato nazionale del Tartufo Bianco, Dicembre Mostra del presepe. Mercatini dell’antiquariato e di prodotti biologici locali.

BALCONEVISI: Ruderi dell’antica Pieve, Villa Strozzi con tre torri A maggio Festa del rientro .Ottobre Palio del Papero .Sagra del Tartufo Bianco.

CORAZZANO: Pieve romanica con torre merlata

MONTEBICCHIERI: borgo del 1200 con mura e torre,adibito a castello. A Febbraio festa del ritorno.

BUCCIANO: borgo castellare con mura e chiesa di S.Regolo(1200) CIGOLI(pieve di S.Giovanni -1200)

MORIOLO: antichissima chiesa di S. Germano STIBBIO piccolo borgo castellare vecchio pozzo e chiesa

COLLEBRUNACCHI: Villa Formichini

COIANO: importante Pieve Romanica

PONTE A EGOLA: Borgo del Cuoio (Parco di archeologia artigianale composto da ex-concerie) A Giugno Palio del Cuoio.

CUSIGNANO: antica chiesa di S;Lucia ,Tenuta di Cusignano (visitabile)

MARZANA: antica chiesetta con villa e resti di torre medievale

SAN QUINTINO: fattoria da visitare

 

 

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